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Arte: affrescata da autore 'Stellone' italiano villa liberty a Frascati

23 novembre 2016 | 13.52
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L'emblema della Repubblica Italiana, su bozzetto di Paolo Antonio Paschetto

Paolo Antonio Paschetto, l'autore dello 'Stellone' italiano, l'emblema della Repubblica Italiana adottato ufficialmente il 5 maggio del 1948, realizzò a Frascati alcuni dei suoi pochi affreschi per un committente privato. Una scoperta cui si è giunti grazie al progetto 'Italia Liberty' ideato e curato da Andrea Speziali, con la collaborazione di enti, pubbliche amministrazioni, singoli cittadini interessati a sostenerlo assieme a Cultura Italia e il progetto europeo Partage Plus, per il recupero di informazioni, esempi e fonti appunto sul Liberty in Italia. La scoperta ha preso le mosse dalla segnalazione a 'Italia Liberty' di un collezionista, Andrea Dorlinguzzo, che ha trovato in una vecchia busta venti negativi realizzati nel 1911 dal fotografo romano Jacobelli che ritraevano vari villini tra stile Liberty ed Eclettismo, tra i quali uno ignoto. Di quest'ultimo sono stati poi decifrati gli stemmi affrescati sulle mura, appartenenti a due potenti famiglie dell'epoca: uno del Conte di Camerino Giuseppe Parisani (1823-1887) l’altro della moglie Principessa Emilia Gabrielli (1849-1911) figlia della nipote di Napoleone Bonaparte. Figlio dei due fu il pittore Napoleone Parisani (1854-1932) cugino del fotografo Giuseppe Primoli.

A questo punto l'associazione Amici di Frascati ha comunicato a 'Italia Liberty' di aver capito l'esatta ubicazione della villa la cui costruzione è databile fra il 1908 e il 1910: si trovava a Frascati e la si intravede in qualche cartolina panoramica d'epoca della città, sopra la stazione ferroviaria. La villa, nota inizialmente come Villa Piacentini, poi Gabrielli ed infine Sciarra, venne bombardata negli anni '40. Sul luogo della villa sorge oggi un edificio eretto negli anni 60 che ospita un hotel e ristorante. Negli anni tra la distruzione del villino e la costruzione dell'albergo il lotto ha ospitato anche un cinema all'aperto. Speziali, sulla base delle poche fonti trovate sul villino Gabrielli, ha affermato che la dimora è stata progettata dall'architetto Cesare Bazzani, grande protagonista dell'architettura tra Liberty ed Eclettismo molto attivo nella regione. La cifra stilistica di villa Gabrielli a Frascati influenzò anche l'architetto Giuseppe Marrani per la progettazione di Villino Vajani a Perugia, sottolinea Speziali secondo il quale basta confrontare la villa di Frascati con villa Giulio Rossi a Terni per una conferma ulteriore che il villino Gabrielli fu progettato dal Bazzani. Ancora Speziali, confortato da altri esperti, indica l'attribuzione a Paolo Antonio Paschetto, in quanto autore dei cartoni, degli affreschi di villa Gabrielli, un contributo artistico normale per le capacità e la prassi di Paschetto ma raro per il suo riguardare un'abitazione privata. Nei venti scatti di Jacobelli alla base dell'individuazione degli affreschi di Paschetto, ritrovati dal collezionista Andrea Dorlinguzzo, sono inoltre riprese, a Roma, villa Cagiati in via Dei Gracchi, villa Astengo sul Lungotevere de’ Cenci, villa Titta Ruffo in via Carlo Dolci, piazza della Repubblica, villa Aldobrandini a Frascati, e altri villini sconosciuti tra cui uno ripreso in fase di costruzione e un fregio in gesso da montare per i padiglioni dell’esposizione del 1911. Quanto basta per ipotizzare una giornata o più giorni consecutivi passati tra Frascati e Roma da Jacobelli probabilmente in compagnia in dell'architetto Bazzani. Non a caso in uno dei negativi compare un uomo ripreso in tuta da canottiere, in quello che parrebbe essere un circolo di canottieri sul Tevere, che sembra essere lo stesso Bazzani.

Paschetto, nato a Torre Pellice, culla della Chiesa Valdese italiana, nel 1885 e morto a Torino nel 1963, era figlio di un pastore valdese e compì i suoi studi a Roma. Pittore, decoratore, incisore e illustratore, Paschetto realizzò le sue opere principali per spazi pubblici o comunque su commissione pubblica: dalla vittoria nel 1907, insieme a Umberto Vico, del concorso per il biglietto da cinque lire alla decorazione, nel 1911, del padiglione in piazza Colonna progettato da Pio Piacentini per l'Esposizione internazionale d'arte di Roma, al disegno nel 1924 dei fregi del salone degli Stemmi e della sala dei Cimeli garibaldini in Campidoglio. Molti poi i lavori di Paschetto per templi religiosi: dalle vetrate per la chiesa battista di via del Teatro Valle a Rom, alla decorazione del tempio valdese, a Roma, in piazza Cavour, alla quale lavorò per oltre due anni. Eseguì inoltre disegni decorativi per le chiese battiste di piazza S. Lorenzo in Lucina e di via Urbana, a Roma, e per la chiesa di Altamura, poi distrutta. Collaborò anche al nuovo allestimento del Museo valdese di Torre Pellice (1939). Decorò le lunette e il fregio, nell'anticamera e nell'ufficio del ministro, al ministero dell'Istruzione (1928), dipinse l'abside dell'aula del sinodo di Torre Pellice (1939). L'artista fu attivo anche sul fronte dell'artigianato, principalmente lavorando con la moglie Italia Angelucci, sposata nel 1911 e dalla quale ebbe due figlie (Fiammetta e Grazia Mirella), che su suoi progetti realizzò oggetti in cuoio e in ceramica, in rame sbalzato e tela dipinta o ricamata. Inoltre negli anni '30 collaborò con la Nazareno Gabrielli, la storica ditta di Tolentino, per la produzione di oggetti in cuoio e in ferro.

In questo contesto si situa la storia della villa di Frascati, "testimonianza eccezionale di una dimora Liberty che è stata la più prestigiosa di Roma e dintorni, sia -afferma Speziali- per la storia della famiglia che la fece erigere, sia per la fama dell’architetto e il prestigio del suo decoratore; con una progettazione pensata nel rigoroso rispetto dello stile Liberty, paragonabile, come prestigio e bellezza al villino Ruggeri di Pesaro fino ad oggi la massima espressione dell’arte Liberty nell’architettura italiana". La storia della villa di Frascati si incrocia così, grazie a Paschetto, a quella della Repubblica Italiana: nel 1946 il secondo Governo De Gasperi, primo della Repubblica Italiana, bandì un concorso nazionale per sostituire un emblema della Repubblica allo stemma del Regno d'Italia, a vincerlo fu proprio Paschetto, secondo la commissione del premio presieduta da Ivanoe Bonomi, ma il suo lavoro non venne approvato dal Governo. Fu istituita una nuova commissione e Paschetto vinse nuovamente il concorso. Il bozzetto dell'artista venne comunque rivisto dalla commissione e si definì così il simbolo ufficiale dell'Italia repubblicana: una stella bianca a cinque punte simmetriche, al centro di una ruota dentata, simbolo di lavoro e progresso, con un ramo di ulivo e una frasca di quercia a incorniciare il tutto. Approvato dall' Assemblea Costituente il 31 gennaio 1948 dopo un acceso dibattito, lo stemma finale venne approvato definitivamente, il 5 maggio successivo, dal presidente della Repubblica Enrico De Nicola.

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