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Afghanistan, il primo comandante gen. Battisti: "Ora istituzioni sapranno fronteggiare i talebani?"

09 giugno 2021 | 18.15
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(Giorgio Battisti - Fotogramma)

"Io sono arrivato a Kabul, sbarcando all'aeroporto di Bagram, il 30 dicembre del 2001. Fui tra i primi ad arrivare insieme all'ambasciatore italiano, il primo comandante italiano ad arrivare in Afghanistan. Eravamo in pochi e la situazione era davvero drammatica dopo 20 anni di guerre e dopo gli ultimi 6 anni di terribile regime talebano". Così all'Adnkronos il primo comandante contingente italiano in Afghanistan, il generale Giorgio Battisti, commenta la conclusione della missione italiana in Afghanistan, dopo 20 anni.

"Osservandola dall'alto - racconta - dalle colline, a Kabul non c'era una sola luce accesa, impressionante. In questi 20 anni la situazione si è evoluta, l'Afghanistan è stato reintrodotto nella comunità internazionale, un po' alla volta si è ripreso, hanno riaperto le scuole, è migliorata l'assistenza sanitaria, ma soprattutto sono state tolte dall'oscurità le donne e le bambine. Per me questa è la cosa più importante, persone virtualmente invisibili che hanno riavuto la loro dignità. Basti pensare che oggi nel parlamento afgano c'è una forte presenza femminile. Al di là della parte urbana, che rappresenta il 25% e dove la situazione è sicuramente migliore, nelle valli, nelle aree extraurbane resta una forma di diffidenza. L'Afghanistan non si cambia del tutto in 20 anni, la gente è radicata sulla propria terra, legata alle proprie confessioni religiose, sunniti e sciiti, legami tribali e famigliari. I giovani hanno conosciuto solo la guerra".

"Il ritiro? Troppo repentino e penso che questo possa creare qualche problema - aggiunge - Ritengo che le istituzioni afghane non siano pronte per affrontare il post ritiro da sole, anche se tutti i governi impegnati con le forze armate, tra cui Usa e la stessa Italia, hanno assicurato che seguiranno dall'esterno e da vicino la situazione, continuando a supportare l'Afganistan. La cosa più difficile sarà questa, i talebani poi sono convinti di avere vinto perché ci ritiriamo. E' stato un impegno molto lungo e pesante per tutta la comunità internazionale, che ha provocato una certa stanchezza tra i vari governi. A mio modesto parere è un po' anche colpa della comunità internazionale - da non confondere con la parte militare che segue direttive - che ha creato quasi una forma di società di sussistenza in cui la popolazione afghana aspettava di essere sostenuta. Forse dovevamo studiare meglio la società locale e la sua cultura e cercare di responsabilizzarla di più. In alcuni casi ci siamo riusciti, in altri un po' meno. A volte nella presunzione occidentale di essere più bravi di altri, sono stati imposti i nostri modelli socioculturali ad altre culture completamente diverse. Forse non si doveva imporre, ma plasmare la società afghana. Un bilancio di tutti questi anni è dunque in chiaroscuro. Il problema adesso è vedere se le istituzioni riusciranno a fronteggiare i talebani e le forze dell'Isis che potrebbero approfittare di questa situazione", conclude Battisti.

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