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Agriturismi, nel 2020 aumentano aziende del 2% ma crolla valore economico

28 dicembre 2021 | 15.08
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La crisi sanitaria dovuta alla pandemia da Covid-19 non ha prodotto effetti negativi sul numero delle aziende agrituristiche che nel 2020, rispetto al 2019, aumentano di 484 unità, ne risultano attive sul territorio nazionale 25.060 (+2% rispetto al 2019). Tuttavia, la produzione agrituristica è di poco superiore a 802 milioni di euro - 48,9% rispetto al 2019 e -27% rispetto al 2007. La crisi sanitaria ha quindi fortemente ridimensionato il valore economico di questo comparto il cui valore aggiunto incide per il 2,3% su quello dell’intero settore agricolo (compresa silvicoltura e pesca). Lo rileva l'Istat in un report sull'agriturismo sul 2020.

Fino al 2019 l’andamento degli agriturismi segue, anche se con fluttuazioni più contenute, l’andamento del ciclo economico. Nel 2020, in seguito all’emergenza sanitaria, si registra una differenziazione tra valore economico, presenze e numero di agriturismi. Il Covid-19 ha prodotto effetti gravissimi sulle presenze e quindi sul valore economico degli agriturismi, ma, al contempo, non ha inciso sulla struttura della rete di queste aziende che ha mostrato la propria solidità.

E infatti, nel 2020 gli arrivi nelle strutture agrituristiche sono stati 2,2 milioni -41,3% rispetto al 2019, il numero più basso dal 2010. La composizione degli ospiti rispetto alla nazionalità vede la prevalenza degli italiani con 1,5 milioni (poco meno di 2 milioni l’anno precedente) mentre gli stranieri sono poco più di 669 mila (meno di 1,8 milioni nel 2019).

Il 76% del valore economico è stato generato dagli agriturismi del Centro e del Nord-est. Rispetto al 2019 si registra una forte riduzione per tutte le ripartizioni geografiche: dal -47,4% del Centro al -50,5% del Nord-est che è quindi l’area più penalizzata anche per la forte riduzione di agrituristi provenienti dal centro Europa. Il valore medio della produzione per azienda (valore economico del settore diviso numero agriturismi) è di poco superiore a 32 mila euro (63mila euro nel 2019) e sale a poco più di 41 mila nel Nord-est e a oltre 34mila nel Centro. Rispetto al 2019 la contrazione più forte, in valore assoluto, è ancora una volta sopportata dalle strutture del Nord-est (-45 mila euro).

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