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Aids: esperto, possibile nuova pandemia Hiv nei prossimi 20 anni

26 maggio 2014 | 18.13
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Roma, 26 mag. (Adnkronos Salute) - Sarebbe "possibile" una pandemia di Hiv provocata dall'aumento dei casi di resistenza ai farmaci. Un fenomeno potenzialmente in grado di "invertire i progressi compiuti dal 1980" nella lotta contro la malattia. A scriverlo su 'Nature' è Jeremy Farrar direttore della principale fondazione di ricerca britannica, il Wellcome Trust, secondo cui "lo spettro dell'Hiv farmaco-resistente potrebbe avere un impatto enorme nei prossimi 20 anni". Per questo, una coalizione di scienziati di cui Farrar fa parte chiede che la resistenza antimicrobica venga considerata una delle più grandi minacce per l'umanità, alla stregua dei cambiamenti climatici.

Secondo Farrar, è "inevitabile" che la resistenza dell'Hiv aumenti, perché si tratta di un virus che muta facilmente. Fino a oggi i farmaci antiretrovirali attualmente utilizzati per trattarlo hanno avuto un tale successo che le persone sieropositive possono aspettarsi di vivere una vita sana e attiva, come quella di qualsiasi altro individuo. Ma pur definendo "incredibili" i progressi compiuti finora dal 1980 nel trattamento dell'Hiv, Farrar avverte che la resistenza ai farmaci di prima generazione, così come a qualche prodotto di seconda e terza generazione, si è già verificata, e che le opzioni farmacologiche contro questo virus non sono "senza limiti. Non è irragionevole che possa tornare una pandemia di Hiv. Per questo dobbiamo garantire lo sviluppo di nuovi medicinali piuttosto che compiacerci per quelli che abbiamo", ha detto, indicando inoltre in "un vaccino" l'elemento fondamentale per poter finalmente fare affidamento non solo sulle misure di prevenzione e di trattamento attuali.

Anche se ottenere un vaccino contro l'Hiv "sarà incredibilmente difficile". Su 'Nature', Farrar e Mark Woolhouse dell'università di Edimburgo chiedono quindi l'istituzione di una "potente organizzazione globale" simile al Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico, per coordinare la risposta a livello mondiale alla minaccia della resistenza ai farmaci, non solo contro l'Hiv, ma anche per tubercolosi, malaria e superbatteri come il Mrsa.

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