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Mostre: Ferrara, al Castello Estense il 'Caino e Abele'attribuito al Guercino

25 novembre 2015 | 15.24
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Particolare del 'Caino e Abele' recentemente attribuito al Guercino

Il Castello Estense di Ferrara offrirà ai suoi visitatori, dal 5 al 13 dicembre prossimo, la possibilità di vedere in anteprima assoluta il dipinto 'Caino e Abele', recentemente attribuito al periodo giovanile di Giovan Francesco Barbieri, detto Il Guercino, da studi condotti da storici dell’arte quali Andrea Emiliani e Claudio Strinati. La presentazione sarà accompagnata da una pubblicazione monografica sull’opera che ripercorre e contestualizza la giovinezza del Guercino per giungere a un’analisi approfondita del dipinto in oggetto, attraverso una serie di riflessioni sulle influenze artistiche determinanti nei primi anni di attività del pittore e di parallelismi con opere d’arte documentate da lui realizzate nello stesso periodo. I testi in catalogo sono di Andrea Emiliani, Claudio Strinati, Gianni Venturi, Stefano Zanasi, Gloria De Liberali, Nicoletta Gandolfi e Micaela Lipparini.

Giovan Francesco Barbieri, detto Il Guercino, nasce nel 1591 a Cento, da una famiglia modesta ma in un territorio posto al centro del triangolo fertile compreso tra Ferrara, Modena e Bologna. Proprio la frequentazione del capoluogo emiliano e la visione dei capolavori dei maestri bolognesi segna profondamente la sua giovinezza, contribuendo alla sua geniale capacità di rielaborazione pittorica e di fertile invenzione artistica, rintracciabili anche nel dipinto 'Caino e Abele', che raffigura l’uccisione del secondogenito di Adamo ed Eva per mano del suo stesso fratello. La forza drammatica del corpo seminudo di Abele, riverso diagonalmente a terra, presentato in primo piano attraverso un’ardita soluzione prospettica e con un punto di vista molto ribassato, contrasta con la figura di Caino, che si dà alla fuga nell’oscurità del fondale.

L’opera, risalente al secondo decennio del 1600, mostra evidenti caratteri stilistici della giovinezza del Guercino, secondo quanti attribuiscono l'opera all'artista, con influenze riconducibili ai grandi veneti - Giorgione, Tiziano, Tintoretto - ma anche alla svolta naturalistica avviata dai Carracci - Ludovico in primis - fin dagli anni Ottanta del secolo precedente. In particolare è facile osservare la celebre 'macchia' guercinesca, che spezza le forme per studiarne gli effetti di luce in rapporto con i mutamenti atmosferici, e l’inconfondibile maniera di rendere l’anatomia degli arti superiori ed inferiori sovradimensionati e rigonfi, le cui masse muscolari risultano scolpite da netti contrasti luministici che accentuano l’effetto drammatico della scena.

La straordinaria qualità di 'Caino e Abele', confermata dalle radiografie recentemente eseguite in occasione della sua riscoperta, fu apprezzata anche fuori dai confini italiani, quando l’opera entrò a far parte, nel corso dell’Ottocento, della collezione di Sir Thomas William Holburne e successivamente dell’Holburne Museum di Bath. Curiosamente, all’epoca l’opera fu erroneamente attribuita al caposcuola bolognese Guido Reni, probabilmente proprio per gli evidenti caratteri emiliani, oltre naturalmente che per le grandi qualità pittoriche di questo capolavoro.

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