cerca CERCA
Sabato 28 Maggio 2022
Aggiornato: 09:36
Temi caldi

A. Saudita: Al-Walid, il magnate di Riad alla conquista di Twitter

08 ottobre 2015 | 13.13
LETTURA: 4 minuti

Il principe, tra i più ricchi al mondo, ha interessi in media, finanza e hotel di lusso

alternate text

Hotel di lusso, tv, giornali, ma anche parchi divertimento, telecomunicazioni, informatica e banche. L'impero del principe saudita Al-Walid bin Talal è smisurato e da ieri è aumentato di un altro mattoncino. La sua società di investimento, la Kingdom Holding Company (Khc), ha infatti annunciato di aver investito 50 milioni di dollari in azioni di Twitter. Il principe, con il 5,2% del capitale azionario, è diventato il secondo maggior azionista del sito di microblogging fondato da Jack Dorsey. A confermare la notizia è stato poi lo stesso Al-Walid, ovviamente con un 'cinguettio'.

Nato nel 1955 a Gedda, il principe è nipote del defunto re saudita Abdullah. I suoi interessi tuttavia lo hanno sempre tenuto lontano dalla politica. Il magnate non ha mai ricoperto incarichi di governo nella sua carriera, mentre dagli anni Ottanta ha un ruolo di primo piano nel panorama finanziario del regno del Golfo.

Proprio al 1980 risale la fondazione della Khc, la società di investimento di Al-Walid che dal luglio 2007 è quotata al Tadawul, la Borsa azionaria di Riad. I suoi interessi spaziano in ogni settore. Nel portafoglio della Khc - si legge sul sito personale del principe - figurano hotel di lusso come il George V di Parigi, il Fairmont Plaza di New York e The Savoy di Londra.

La holding di Al-Walid, amico personale di Silvio Berlusconi, ha partecipazioni azionarie anche in colossi come Citigroup, News Corporation, Time Warner, Apple Inc e Walt Disney Co. Numerosi e consistenti anche gli investimenti nella monarchia del Golfo, in particolare nei settori medico e alberghiero.

Il 34esimo uomo più ricco al mondo, come lo ha indicato Forbes nella sua classifica dei patrimoni, ha negli ultimi tempi accresciuto la sua fama all'estero con una serie di iniziative filantropiche. Prendendo spunto da Bill Gates, Al-Walid ha annunciato a luglio l'intenzione di donare la sua immensa fortuna, stimata in circa 32 miliardi di dollari, a favore di iniziative benefiche e della ricerca medica. Il flusso di denaro sarà gestito dalla sua fondazione, la Alwaleed Philanthropies.

Anche la sezione islamica del museo del Louvre a Parigi è stata finanziata nel 2007 dai suoi assegni. ''Uno spazio per far conoscere la storia, le tradizioni, la nostra spiritualità. Un dovere da parte nostra - commentò allora Al-Walid, da sempre fautore di una possibile intesa tra Oriente e Occidente - per far capire ai francesi, ma soprattutto agli occidentali, che tutti quei gruppi che prendono in ostaggio la nostra religione non sono i rappresentanti di una società, ma semplicemente dei terroristi''.

In passato il nome del principe saudita è balzato alle cronache anche per motivi decisamente più futili. Lo scorso anno il magnate ha regalato 25 macchine di lusso ai calciatori di una squadra saudita per aver vinto il campionato locale.

In precedenza i media sauditi avevano pubblicato la notizia che il principe aveva pagato a un'asta di Riad 6,4 milioni di rial (circa 1,7 milioni di dollari) per entrare in possesso della speciale targa d'auto: 'Alif Alif Alif 1111'.

Più di recente l'imprenditore è stato coinvolto in una polemica per un tweet in cui ha offerto un'auto di lusso a tutti i piloti che hanno preso parte ai raid della coalizione guidata da Riad contro i ribelli houthi (sciiti) in Yemen. "In segno di riconoscimento nei confronti dei 100 piloti sauditi che hanno partecipato (ai raid, ndr) sono onorato di offrire loro 100 Bentley", ha twittato il magnate saudita che ha tre milioni di follower. Il 'cinguettio' è stato rimosso poche ore dopo la pubblicazione, ma tanto è bastato per scatenare un putiferio nell'opinione pubblica saudita, spaccata tra favorevoli e contrari all'iniziativa del principe miliardario.

Riproduzione riservata
© Copyright Adnkronos
Tag
Vedi anche
ora in
Prima pagina
articoli
in Evidenza