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Alcoa, governo lavora su costo energia ma Glencore ancora in bilico

16 febbraio 2016 | 19.12
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Governo al lavoro per sciogliere il nodo energia e garantire tariffe più favorevoli alla produzione e mantenere aperte le prospettive di ripresa del Sulcis e la partita sullo stabilimento Alcoa di Portovesme, che da quattro anni attende di cambiare mano. La rassicurazione è arrivata direttamente dalla presidenza del Consiglio che ha ricevuto una delegazione di Fim Fiom Uilm oggi di nuovo in piazza a Roma per chiedere attenzione sulla pesante situazione che vivono i lavoratori sardi.

Al centro dell'impegno del governo, infatti, come spiegato dal sottosegretario alla presidenza Claudio De Vincenti, un accordo con un gestore di energia per un' intesa di lungo termine che preveda i primi 2 anni di superinterrompibilità e i successivi di interrompibilità tale da avvicinare il prezzo dell'energia a quello previsto nel memorandum of undestanding firmato negli anni scorsi con il gruppo Glencore che ha presentato, ma mai finalizzato, la propria manifestazione di interesse a rilevare lo stabilimento di acciaio sardo. Un'idea che profilerebbe, come calcolano i sindacati, una media di prezzo per 10 anni al di sotto dei 30 euro/Mw al di sotto di quanto registrato in Ue.

Ma le nuove tariffe che si profilano sull'energia potrebbero non bastare a Glencore. E Fim Fiom e Uilm temono che dopo 4 anni di negoziato il gruppo svizzero alla fine si sfili dalla partita lasciando lavoratori ex-Alcoa e territorio in panne. Glencore, d'altra parte, non ha ancora risposto ai rilievi posti dal Mise. Se ne saprà di più comunque nei prossimi giorni, visto che il governo procederà ad una convocazione del gruppo entro il mese di febbraio per poi riferire a Fim Fiom e Uilm l'esito dell'incontro il 7 marzo prossimo.

A fare pressing sulla vertenza a Roma sono tornati i lavoratori sardi, circa 200 che hanno sfilato in corteo nelle strade della capitale e tenuto un presidio davanti a Montecitorio per scandire i tempi dell'incontro a palazzo Chigi. L'esecutivo comunque avrebbe già escluso, in caso di fumata nera di Glencore, la possibilità di ricorrere ad un commissariamento: non sarebbe percorribile né la strada indicata dalla legge Marzano né un percorso simile a quello tenuto per Ilva. Ad ogni buon conto il Mise avrebbe chiesto ad Alcoa di autorizzare l'accesso alla data room e alla visita agli impianti anche per Sideralloy, gruppo svizzero che aveva presentato una manifestazione di interesse lo scorso dicembre, che però non aveva mai avuto accesso alla due diligence.

I sindacati dunque incrociano le dita ma danno voce ai timori che la trattativa possa tornare a breve in alto mare. "Accanto al prezzo dell'energia vogliamo conoscere le reali intenzioni di Glencore che vanno chiarite al più presto. I lavoratori dell'indotto sono senza alcun reddito e a breve lo saranno anche i lavoratori Alcoa", dice il leader Fim, Marco Bentivogli al termine dell'incontro.

Stesso timore anche per la Uilm: "è positivo l'accordo bilaterale sull'energia ma è necessario che il Governo metta in campo tutte le iniziative possibili per far rimanere al tavolo delle trattative Glencore. Non ci sono piani alternativi", spiega il segretario nazionale, Mario Ghini. E anche la Fiom è chiara: "l'incontro è stato interlocutorio ma ora Glencore, con l'accordo di lungo termine sul costo dell'energia non ha più alibi".

Ad appoggiare la mobilitazione dei metalmeccanici e dei lavoratori ex Alcoa attualmente in cassa integrazione anche i leader di Cgil Cisl e Uil , Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, che hanno partecipato al presidio davanti a Montecitorio che rimproverano al governo l'assenza generale di una politica industriale. "Dal governo, fino ad ora, sono arrivati solo slogan ma nessuna idea concreta per una politica industriale del Paese. E anche per le imprese interessate la via crucis è lunga", chiosa Camusso.

E in effetti, l'elenco delle aziende con una crisi industriale conclamata e in procinto di cambiare proprietà è lungo: dall'Alcoa, per l'acciaio, all'Ilva per la siderurgia, fino a Versalis per la chimica.

"Ci stiamo avventurando in una politica di svendita di gioielli di famiglia senza fare politica industriale", denuncia Barbagallo in sintonia con Furlan che denuncia la mancanza di cultura industriale che porta agli onori delle cronache le singole emergenze industriali senza invece "avere un'idea vera di sviluppo del Paese e soprattutto del Sud". Ma la politica conclude, "è troppo impegnata su altro, la vorremmo impegnata sul lavoro come priorità".

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