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Algeria: tensione nel sud per progetto shale gas, migliaia in piazza

16 gennaio 2015 | 12.46
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Quasi 25mila persone hanno manifestato ieri nel sud dell'Algeria per dire 'no' allo sfruttamento del gas di scisto, dopo che all'inizio di gennaio il governo di Algeri ha dato il via a una perforazione pilota nel distretto di In Saleh, nella provincia meridionale di Tamanrasset.

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Quasi 25.000 persone hanno manifestato ieri nel sud dell'Algeria per dire 'no' allo sfruttamento dello shale gas o gas di scisto, dopo che all'inizio di gennaio il governo di Algeri ha dato il via a una perforazione pilota nel distretto di In Saleh, nella provincia meridionale di Tamanrasset. Almeno 15.000 persone a In Salah, 4.000 a Tamanrasset e 5.000 a Ouargla hanno marciato scandendo lo slogan "Vergogna! Hanno venduto il deserto per un pugno di dollari".

Da giorni la popolazione della regione è mobilitata contro il piano del governo, che questa estate ha approvato lo sfruttamento del gas di scisto, la cui produzione dovrebbe iniziare a partire dal 2022.

Ma gli abitanti del Grande Sud temono danni irreparabili per l'ambiente e la salute, dal momento che le tecniche di estrazione di questo tipo di gas comportano rischi di portata tuttora incalcolabile. "Gli abitanti sono contrari all'estrazione del gas di scisto nel Sahara, è necessario un dialogo nazionale sull'argomento", ha detto un manifestante al quotidiano algerino 'El Watan'.

Secondo il giornale, la manifestazione senza precedenti di ieri è la conferma che "la causa ecologica ha unito il Sud su una posizione comune, quella di rifiuto dello sfruttamento del gas di scisto". Da giorni si assiste a una intensa mobilitazione della popolazione, che ha organizzato comitati in tutte le località.

"Vogliamo preservare il Sahara dalle sostanze chimiche e salvare il Paese da questi incapaci privi di spessore e di coscienza", ha dichiarato una delle figure di spicco del movimento, Tahar Belabes. Ma per il direttore della Sonatrach, la compagnia nazionale algerina per lo sfruttamento degli idrocarburi, la decisione ormai è presa e non può essere annullata.

Secondo Muhammad Edabir, notabile della regione dell'Hoggar, queste dichiarazioni "dimostrano che vi sono pressioni da parte della Francia sull'Algeria e per questo continueremo a protestare fino a che il progetto non si fermerà", come si legge sul quotidiano 'El Khabar'.

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