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Alimentazione: Barilla, discussione chiusa in salotti e no aperta a giovani

16 ottobre 2015 | 18.00
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“È paradossale che le sorti del pianeta siano sempre oggetto di dibattito e valutazione solo da parte di quella ristretta categoria di leader che fino ad oggi ha perlomeno avvallato, se non contribuito, alla grave situazione di insostenibilità che minaccia oggi il nostro futuro”. E' quanto afferma Paolo Barilla, vicepresidente della Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition che in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, che quest’anno viene festeggiata in Expo alla presenza del segretario delle Nazioni Unite, Ban Kimoon, denuncia come "la discussione sul futuro del sistema agroalimentare sia ancora troppo chiusa in certi salotti ristretti, senza dare la possibilità alla società civile di dire la propria, e soprattutto ai giovani".

“Non sono forse i ragazzi -osserva Barilla- i primi interessati al tema, visto che molto più di noi si troveranno ad abitare il pianeta e a consegnarlo a loro volta, alle generazioni che seguiranno? Eppure, l’impressione è che vengano quasi marginalizzati dai dibattiti e, soprattutto, dalle decisioni”.

La scelta di dare spazio alle opinioni dei giovani, ricorda Barilla, è alla base dell’attività di Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition: nel 2014, da questo lavoro comune è nato il Protocollo di Milano, documento che ha ispirato la Carta di Milano; a settembre di quest’anno gli stessi giovani ricercatori, provenienti da tutto il mondo, hanno creato insieme lo Youth Manifesto, documento che contiene proposte pratiche per superare i paradossi che affliggono il settore agroalimentare.

“Abbiamo promosso un confronto tra oltre ottanta ricercatori di tutto il mondo, con cui già da tempo collaboriamo sui temi della sostenibilità alimentare -prosegue Barilla- chiedendo di esprimere, attraverso idee e progetti concreti, il loro punto di vista sul futuro del cibo e dell’alimentazione. È nato così quello che abbiamo chiamato lo Youth Manifesto, un documento che contiene proposte concrete per i sette “ruoli” chiave del sistema alimentare: policymaker, agricoltori, attivisti, educatori, industria alimentare, giornalisti e ricercatori. Non indicazioni di principio, ma azioni concrete, come ad esempio l’obbligatorietà nelle scuole di tutto il mondo di discipline sulla relazione tra cibo, persone, salute e pianeta”.

“Ora intendiamo portare lo Youth Manifesto a un livello più alto di attenzione -continua Paolo Barilla- e per questa ragione lo abbiamo inviato al Tavolo di Coordinamento della Carta di Milano con la richiesta che venga accolto come allegato nella Carta. L’Expo di Milano è stata un’occasione straordinaria per porre al centro dell’attenzione delle persone e delle istituzioni i paradossi urgenti che affliggono il sistema alimentare. Ora è necessario che si passi dalle denunce alle soluzioni concrete: non è accettabile sprecare questa enorme opportunità, limitandosi soltanto a principi e buoni propositi. Soltanto in questo modo sarà possibile combattere con successo la battaglia contro la fame, l’obesità, lo spreco alimentare e lo sfruttamento della terra”.

“Le Nazioni Unite hanno da poco stilato i nuovi obiettivi mondiali, e li hanno giustamente definiti 'Obiettivi di Sviluppo sostenibile', perché non ci potrà essere sviluppo senza sostenibilità" aggiunge Paolo Barilla. "I giovani ricercatori del Bcfn hanno portato un contributo attivo e si sono presi delle responsabilità per il futuro, quando saranno loro i leader. Ora -sottolinea- si prenda spunto da questi propositi per preparare un cammino che porti a migliorare davvero gli squilibri e distonie che affliggono il pianeta e la vita di tutti noi. Forse perché siamo tutti in qualche misura corresponsabili delle gravi emergenze di oggi -conclude- lasciamo che siano i giovani, con le loro idee, la loro passione per il futuro, a indicarci una vera prospettiva di cambiamento”.

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