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'Alla corte di Ippolito d'Este', a tavola del cardinale con pubblico

11 agosto 2022 | 17.27
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Una cena rinascimentale a base di piatti tipici (spinaci all'uvetta, crostini ai funghi, bruschetta con cannella e acqua di rose) sarà organizzata a Villa d'Este dopo una visita guidata che rievoca i fasti lussurreggianti e le serate colte e mondanissime di Ippolito d'Este

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Un'immagine di Villa d'Este

Panunto, un'antenata della nostra bruschetta preparata con pane, burro, mozzarella, zucchero, cannella e acqua di rose, spinaci all'uvetta con pepe e cannella, sugo di melangole e mosto, frittelle e crostini ai funghi accompagnati dall''ippocrasso, una bevanda antica a base di vino aromatizzato fermentato e addolcito con miele. Sono alcuni dei piatti rinascimentali serviti alla tavola di Ippolito d'Este a Villa d'Este a Tivoli in una ricostruzione che rievoca i fasti lussurreggianti e le serate colte e mondanissime di una delle famiglie italiane che hanno fatto la storia del nostro Paese imparentata, nel corso dei secoli, con le teste coronate di tutta Europa, dai Gonzaga ai Guisa, dai Della Rovere ai Medici, da Pico della Mirandola ai Farnese.

Nelle giornate del 13, 20 e 27 agosto, 3 e 10 settembre Coop Culture organizza e promuove visite guidate in quella che un tempo era la residenza del cardinale Ippolito II d'Este anche attraverso l'enogastromonia. 'Tavola e Potere: Il Rinascimento nel piatto... alla corte di Ippolito', dunque, che prevede aperitivi e proposte culinarie dell'epoca, è il titolo della curiosa e insolita cerimonia, aperta al pubblico, che si svolgerà non lontana dalla capitale. Il pubblico avrà la possibilità non solo di visitare la dimora storica di Ippolito II d’Este, cardinale e governatore di Tivoli, ma anche di vivere l’atmosfera dei fasti e delle glorie del suo ideatore attraverso una delle sue passioni più grandi, quella dell’arte culinaria.

"Il banchetto ch’io facevo era tutto ombra, sogno, chimera, fittione, mettafora e allegoria", scriveva Cristoforo Messisbugo, un vero e proprio sovraintendente alle cucine al servizio dei d’Este, nel testo rinascimentale più importante sull’argomento dedicato proprio al suo signore. La narrazione di una vera e propria arte, di una stupefacente esibizione teatrale attraverso la quale, tra innumerevoli portate, intervallate da musica e sorprese di ogni genere, rifulge il cardinale principe in quello che era uno straordinario esempio di propaganda politica ed espressione del gusto di un’epoca paragonabile solo ai grandi banchetti di epoca imperiale romana.

Dichiarata nel 2001 Patrimonio dell’Umanità Unesco, Villa D’Este rappresenta, ancor oggi, un capolavoro di giardino all'italiana con l’impressionante concentrazione di fontane, ninfei, grotte, giochi d’acqua e musiche idrauliche. Il cardinale Ippolito II d’Este, dopo le delusioni per la mancata elezione pontificia, fece rivivere qui i fasti delle corti di Ferrara, Roma e Fointanebleau e rinascere la magnificenza di Villa Adriana. Governatore di Tivoli dal 1550, accarezzò subito l’idea di realizzare un giardino nel pendio della Valle gaudente, ma soltanto dopo il 1560 si chiarì il programma architettonico e iconologico della Villa, ideato dal pittore-archeologo-architetto Pirro Ligorio e realizzato dall’architetto di corte Alberto Galvani.

Il palazzo fu decorato dai protagonisti del tardo manierismo romano. La Villa era quasi completata alla morte di Ippolito d’Este nel 1572. Ad ulteriori interventi nel XVII secolo seguì un periodo di decadenza, finché il cardinale Gustav Adolf von Hohenlohe ne rinverdì i fasti ospitando anche il musicista Ferenc Liszt (1811-1886). Acquisita dallo Stato italiano, fra gli anni Venti e Trenta del Novecento la Villa fu restaurata e aperta al pubblico.

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