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Alle urne per i referendum dell'Anm, toghe divise

17 gennaio 2016 | 13.22
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Toghe magistrati (Fotogramma) - FOTOGRAMMA

Il dato di partenza è comune, il punto d'arrivo completamente differente corrente per corrente: i magistrati, da oggi a martedì, si presenteranno in ordine sparso alle urne per il primo referendum indetto dall'Anm nella sua lunga storia. Il dato che accomuna i quasi 9.000 magistrati italiani è: "abbiamo un carico di lavoro eccessivo, così non si può andare avanti, dobbiamo fare qualcosa" (ma a questo punto centrale se ne aggiungono altri). La soluzione proposta da una parte dei magistrati è stata quella di indire un referendum, con 4 quesiti, diretto soprattutto a chiedere all'Associazione di stimolare il Consiglio superiore della magistratura a individuare un metodo o comunque un limite al carico di lavoro che i singoli magistrati possano sopportare e comunque portare a compimento in tempi non geologici.

A promuovere il referendum sono Proposta B e, ma solo per il terzo dei quesiti, quello fondamentale, Autonomia e Indipendenza; insieme hanno raccolto circa 300 firme, sufficienti a indire la consultazione. Le altre correnti (Unicost, Area e Magistratura Indipendente) pur non esplicitando a chiare lettere la loro contrarietà all'iniziativa hanno comunque trovato il modo di far capire la propria posizione. Il referendum è consultivo e non vincolante, e non ha quorum: proprio per questo ogni corrente, anche se contraria alla consultazione, ha dovuto dare le proprie indicazioni di voto.

Tra le correnti, la più "ondivaga" appare Mi, che pur non avendo raccolto firme invita i suoi aderenti ad andare a votare 'Sì' ai quesiti. Unità per la Costituzione e Area, invece, fanno buon viso a cattivo gioco e, visto che la consultazione ormai si fa, fanno capire ai propri associati che, se proprio vogliono andare alle urne, almeno votino 'No'.

In particolare Area segnala che "l'astensione ha un preciso significato politico e non comprendiamo perché in questo caso dovrebbe essere stigmatizzata"; comunque sia, la contrarietà al terzo quesito, quello centrale, è spiegata piuttosto chiaramente: "fissato un “numero esigibile” nazionale, ciascun magistrato -scriveva qualche giorno fa la corrente- potrebbe essere chiamato a render conto del non aver raggiunto quel numero per aver trattato procedimenti troppo difficili e complessi (magari obiettivamente prioritari in ragione della qualità degli interessi in gioco) o di averlo invece raggiunto (e magari superato) scegliendo di occuparsi solo di casi semplici o agevoli da definire. Noi osteggiamo una tale prospettiva perché siamo convinti che la risposta alle domande di giustizia non competa al singolo giudice o pubblico ministero, ma all’ufficio nel quale egli è inserito".

Anche Unicost non fa mistero della sua contrarietà all'iniziativa che vuole fissare il carico esigibile, ma non solo. Parlando dei primi due quesiti, la corrente afferma -sempre in una nota- che "gli stessi risultano mal posti poiché a prescindere dall'esito non offrirebbero alcuna concreta soluzione. Il terzo quesito, quello sui carichi esigibili è sicuramente più delicato, proprio per la complessità del tema porta a ritenere inadeguato lo strumento referendario. A prescindere dall'esito del referendum Unità per la Costituzione continuerà nella sua opera di stimolo sia in ambito associativo che consigliare per individuare esattamente la nozione di carico esigibile e la fissazione di un tetto massimo al lavoro dei magistrati. Anche il quarto quesito risulta mal posto e genera confusione trattandosi di materia tecnica già disciplinata".

Praticamente tutte le correnti concordano su un punto solo, al termine della tre giorni di consultazione vinceranno i sì. Il punto è che se saranno pochi non avranno particolare valore "politico" proprio perché, anche se non c'è quorum che possa invalidare il risultato, dalle urne uscirà solo un consiglio all'Anm, non un atto vincolante.

Questi i quesiti al voto dei magistrati: 1) “L’Anm, considerata anche l’entrata in vigore della legge sulla responsabilità civile dei magistrati, dovrebbe indire, a supporto della richiesta di copertura urgente degli organici del personale amministrativo e dei magistrati, la cessazione dell’attività di supplenza svolta dal magistrato, in mancanza del personale amministrativo, nei settori civili e penali quantomeno per sette giorni anche non consecutivi?”

2) “L’Anm deve destinare 1/3 dei contributi versati dai soci, per coprire le maggiori spese di assicurazione che conseguiranno alla nuova normativa sulla responsabilità civile?”. 3) “L’Anm, considerata anche l’entrata in vigore della legge sulla responsabilità civile dei magistrati, dovrebbe richiedere al Csm di introdurre entro 60 giorni i carichi esigibili, da intendersi come misura, determinata in cifra secca (come per i magistrati amministrativi), del lavoro sostenibile dal magistrato in funzione degli obiettivi di adeguata quantità e qualità del lavoro giudiziario?”

4) "L’Anm dovrebbe sostenere, con urgenza, presso tutte le sedi istituzionali competenti l’introduzione di norme che prevedano la sospensione dei termini per il deposito dei provvedimenti giudiziari durante il periodo feriale e la possibilità di fissare le udienze a almeno dieci giorni di distanza dal predetto periodo?”.

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