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Opera Roma: sit it lavoratori, tra rabbia e contestazioni

04 ottobre 2014 | 13.33
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In duecento al sit in convocato davanti al Costanzi, tra richieste di dimissioni di Marino e Fuortes e contestazioni ai sindacati accusati di essersi divisi per interessi di parte. In molti propongono l'occupazione del Teatro.

Tanta rabbia e non poche contestazioni ai sindacati tra i circa 200 lavoratori del Teatro dell'Opera di Roma che si sono riuniti questa mattina in un sit in davanti al 'Costanzi' per protestare contro il lienziamento dei 182 orchestrali e coristi del Teatro, dopo la clamorosa decisione del Cda del Teatro dei giorni scorsi di esternalizzare per intero sia il coro che l'orchestra. C'è chi e' venuto con i figli muniti di cartelli ("Non rubateci il futuro", "Non uccidete il nostro amore per la musica"), chi ha indossato una maglietta che riporta una citazione di Che Guevara su rivoluzione e unità contro le ingiustizie, chi brandisce il quotidiano che riporta nel titolo lo stipendio di 99.000 del maestro del coro non licenziato, chi non riesce a trattenere lacrime di rabbia quando parla di "una decisione che ucciderà un teatro, le cui qualità sono riconosciute al livello internazionale".

All'iniziativa hanno aderito praticamente tutte le sigle sindacali coinvolte da Fistel Cisl a Uilcom Uil, da Usb a Cgil. Nella piazza antistante il teatro intervengono in tanti, singoli lavoratori e sindacalisti. Ma quando prendono la parola questi ultimi, dalla platea, in più di un'occasione partono urla di contestazione contro "le divisioni e gli interessi di parte" che avrebbero portato alla situazione attuale. Da parte dei lavoratori le richieste più ricorrenti sono "le dimissioni del sindaco di Roma Ignazio Marino, quelle del sovrintendente del Teatro Carlo Fuortes" mentre la proposta prevalente è quella di indire "un'assemblea permanente dei lavoratori" e di procedere all'occupazione del teatro. È probabile che una decisione verrà presa lunedì, dopo l'assemblea convocata proprio a Roma di tutte le rappresentanze sindacali dei teatri lirici italiani. Da parte loro i lavoratori si dicono "pronti a tutto" per "scongiurare una decisione criminale nei confronti del teatro, della musica e della cultura".

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