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Lavoro: Altieri (Agci), su art.18 falsa discussione, serve chiarezza

03 ottobre 2014 | 14.53
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Il presidente della centrale cooperativa Agci e copresidente dell'Alleanza Cooperative Italiane (Aci) a Labitalia: governo non ha ascoltato nessuno. Giudizio negativo su ipotesi di versare Tfr in busta paga.

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Rosario Altieri - (foto Labitalia)

"Come al solito, nel nostro Paese si affrontano i problemi per slogan e senza entrare nel merito. Quella sull'art. 18 è una falsa discussione, si parla cioè di un totem, ma non ci si addentra nelle questioni di merito. E invece le imprese vogliono chiarezza e regole certe". Lo dichiara a Labitalia Rosario Altieri, presidente della centrale cooperativa Agci e copresidente dell'Alleanza Cooperative Italiane (Aci), aggiungendo: "Questo accade anche perché, su questioni così importanti come le regole del mercato del lavoro, il governo non ha ascoltato nessuno e non ha avuto alcun confronto con le parti sociali".

"Infatti, il presidente del Consiglio interloquisce direttamente con i lavoratori -osserva Altieri- se si parla di lavoro, con gli imprenditori se si parla di imprese e così via. Forse il premier Renzi pensa di essere passato direttamente da una democrazia rappresentativa a una democrazia assembleare. Ma non è così".

Il mondo delle cooperative rappresenta una realtà dinamica dell'economia italiana. In particolare, Alleanza delle Cooperative Italiane rappresenta la principale struttura associativa di riferimento, con quasi 42.000 imprese associate, oltre 12 milioni di soci, circa 1 milione e 200mila occupati.

E anche se la gran parte dei lavoratori ("il 70%", dice Altieri) impiegati nelle coop sono soci-lavoratori, ossia "quella forma che riunisce capitale e lavoro e dunque non tanto interessati dall'art.18", Altieri ci tiene a dire che "va bene una maggiore flessibilità in uscita, perché se un'impresa assume il lavoratore non può prevedere che sia per sempre, ma c'è anche la necessità di tutelare i lavoratori licenziati". "Per questo -osserva- occorre stabilire comunque reintegro in caso di licenziamento discriminatorio".

Altieri non è a favore dell'ipotesi di rimettere al giudice la scelta tra il reintegro o l'indennizzo risarcitorio: "Il giudice, pur operando con scrupolo e precisione, può non venire a conoscenza di fatti anche importanti. E' la legge che deve uscire dal vago e definire le fattispecie delle discriminazioni, che come è noto, cambiano col tempo. Negli anni magari sono 'tramontate' alcune discriminazioni ma ne sono nate delle altre".

Insomma, "la legislazione deve essere al passo coi tempi", chiede Altieri.

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