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Animali: Enpa, Italia ponga fine richiami vivi dopo procedura infrazione Ue

03 marzo 2014 | 18.12
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"La barbara pratica della cattura dei 'richiami vivi' a fini venatori potrebbe essere ormai alla fine". Lo fa sapere l'Enpa, riferendo che "l'Unione Europea ha aperto una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese, reo di aver consentito - con delibere e con leggi - la cattura non selettiva di uccelli che, imprigionati a vita, potevano essere utilizzati dalle 'doppiette' per attirare le loro prede". "Con la procedura d'infrazione n. 2006/2014 - precisa l'Enpa - l'Europa contesta all'Italia di aver permesso la cattura di avifauna non come deroga eccezionale, ma come atto di routine, autorizzato per oltre 20 anni, e di non avere tenuto conto dell'esistenza di soluzioni alternative al prelievo in natura".

Secondo l'associazione animalista, "la procedura sottolinea anche l'assenza di alcun tipo di controllo e di dati sul possesso dei richiami da parte dei cacciatori. Pertanto, se la situazione non dovesse essere sanata a breve, i contribuenti italiani correrebbero il rischio di dover pagare salatissime multe milionarie". L'auspicio dell'Enpa è che "l'utilizzo dei richiami vivi per l'attività venatoria possa essere vietato il prima possibile poiché esso rappresenta una causa di maltrattamento e di tortura ai danni degli animali, secondo quanto previsto dalla legge 189/2004. La Protezione Animali auspica infine la cessazione di ogni tipo di attività venatoria, pericolosa per la biodiversità e per la pubblica sicurezza e inaccettabile per la grande maggioranza dei cittadini italiani".

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