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Anticipo pensione a chi viene licenziato, l'esperto plaude a Poletti: "Così si risolve il problema esodati"

03 settembre 2014 | 17.46
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Alberto Brambilla, docente universitario e coordinatore scientifico di 'Itinerari previdenziali': "Si dovrà trovare il modo di garantire a questi lavoratori anche la contribuzione negli anni tra il licenziamento e l'ingresso alla pensione". Cauta la Cgil: "La proposta non è una novità, era già venuta fuori all'epoca del governo Monti. Aspettiamo di vedere il testo"

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Giuliano Poletti (Infophoto)

Un anticipo sulla pensione per i lavoratori più anziani, in caso di licenziamento per crisi aziendale. E' questa l'ipotesi a cui sta ragionando il ministro del Lavoro Giuliano Poletti.

"La proposta del ministro Poletti è ottima e merita di essere perseguita. Sarebbe un modo per risolvere il problema creato dalla riforma Fornero che, per chi pensava di essere a 5 anni dalla pensione, ha allungato l'orizzonte temporale di altri 4-5 anni, lasciandolo in sostanza senza né lavoro né pensione. Ma l'idea di Poletti può essere anche migliorata". Così Alberto Brambilla, docente universitario, esperto di previdenza e coordinatore scientifico di 'Itinerari previdenziali', commenta, con Labitalia, l'ipotesi, allo studio del ministro del Lavoro sul prestito pensionistico a se stessi per i lavoratori delle aziende in crisi che, se licenziati a 3-4 anni dalla pensione, potrebbero intanto prenderne una parte da restituire poi al momento del conseguimento dell'assegno pensionistico, in piccole rate.

Un'ipotesi "ottima - sostiene Brambilla che è stato sottosegretario al Welfare con delega alla previdenza sociale e presidente del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale - ma io la completerei. Per esempio si dovrà trovare il modo di garantire a questi lavoratori anche la contribuzione negli anni tra il licenziamento e l'ingresso alla pensione perché altrimenti andranno in pensione con 30 anni invece di 35 anni, con riflessi importanti su quello che sarà poi il loro assegno previdenziale".

E Brambilla cita anche un esempio di autofinanziamento del sistema che ancora oggi fa la sua parte. "Nel 1996 fu creato il fondo esuberi per banche, assicurazioni - spiega - ed ex agenzie esattoriali che in quegli anni avevano lanciato l'allarme per il rischio esuberi. Con l'autofinanziamento fu risolto un problema grandissimo". Di certo per Brambilla oggi è necessario che si abbia contezza nel Paese del peso del sistema previdenziale. "In Parlamento prima di presentare proposte -conclude - si dovrebbero leggere i bilanci, senza fare richieste che vanno oltre quelle che sono le risorse".

Più tiepida la reazione dei sindacati. "Non è una novità mi sembra che sia un'ipotesi che è già venuta fuori all'epoca del governo Monti. Detta così sembra semplicemente che il disoccupato si autofinanzia", commenta il segretario generale dello Spi Cgil, Carla Cantone. "Comunque è già la seconda o terza ipotesi che sta circolando - conclude - aspettiamo di vedere un testo prima di giudicare".

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