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Appalti facili all'Atc, dieci arresti a Torino: dipendenti nel mirino della procura

25 marzo 2014 | 18.27
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Torino, 25 mar. (Adnkronos/Ign) - Affidavano lavori per importi rilevanti a società private senza il rispetto delle procedure ad evidenza pubblica. Per questo sono stati eseguiti dieci provvedimenti di custodia cautelare, due in carcere e otto ai domiciliari, nei confronti di dipendenti dell'Agenzia territoriale per la casa (Atc) o di persone collegate. Perquisite da carabinieri e Guardia di Finanza anche diverse abitazioni degli indagati, uffici pubblici e uffici di società coinvolte nell'inchiesta della Procura di Torino.

IN CARCERE - Le indagini hanno rivelato l'esistenza di un "sistema" che avrebbe consentito all'Atc, tramite le società in house, di affidare lavori per importi rilevanti a società private senza il rispetto delle procedure ad evidenza pubblica. In carcere sono finiti Marco Buronzo e Carlo Liberati, rispettivamente direttori generali di Atc e Ma.net srl (società in house di Atc); arresti domiciliari invece per otto tra funzionari e dirigenti dell'Agenzia territoriale per la casa, Ma.net e Project Srl, altra partecipata di Atc.

I REATI - I reati contestati a vario titolo sono di falso ideologico in atti pubblici, per aver formato o comunque concorso a formare falsi Sal (Stato di avanzamento lavori), con particolare riferimento alle percentuali di manodopera impiegate da Ma.net s.r.l. e dai subappaltatori, in relazione ai cantieri di Settimo Torinese/Carignano, Brandizzo, Bussoleno, Forno Canavese, Sant'Antonino di Susa, Susa.

LE INDAGINI - Secondo le indagini, coordinate dal pm Sara Panelli, per la realizzazione delle opere di "manutenzione straordinaria diversa" (che sostanzialmente consiste in una vera e propria attività di costruzione edilizia), Atc avrebbe potuto avvalersi dell'attività della società in house Ma.net Srl (partecipata al 100%), a due condizioni: che Ma.net realizzasse almeno il 70% della parte prevalente dell'opera con proprie maestranze e beni e che, per la parte restante, Ma.net si comportasse come stazione appaltante, aggiudicando gli ulteriori lavori a soggetti privati con procedure ad evidenza pubblica.

SUBAPPALTI - Invece, dalle indagini è emerso da un lato che Ma.net non rispettava, per i lavori dati in subappalto, i principi in materia di affidamento di lavori pubblici e, dall'altro lato, che ai soggetti ai quali venivano assegnati i lavori subappaltabili veniva, altresì, richiesto di realizzare con i propri mezzi e le proprie maestranze anche la parte di lavori di competenza della società in house. In questo modo, secondo gli investigatori, i vertici di Ma.net e Atc riuscivano a gestire imponenti lavori che Ma.net non era in realtà in grado di eseguire.

IL PRESIDENTE - "Sono stupito e un po' frastornato per l'accaduto perché lungi da me qualunque sospetto sui soggetti coinvolti". Così il presidente di Atc Torino, Elvi Rossi, che aggiunge: "Mi auguro che presto e bene la magistratura, in cui abbiamo la massima fiducia, possa svolgere e concludere le indagini in modo da far emergere eventuali responsabilità". Il presidente ricorda che l'istituto si è dotato di una procedura concordata a livello nazionale con l'autorità di vigilanza per garantire la massima trasparenza negli appalti, dall'affidamento al collaudo finale dei lavori. "La procedura - spiega Rossi - prevede che la Ma.net sia diventata stazione appaltante e quindi in funzione di questo, attraverso un albo fornitori pubblicato su internet e dunque pubblico, ci siano tutte le necessarie e dovute informazioni. In questo modo il sistema, a seconda delle procedure, tutte verificate da Atc, consente la massima informazione e trasparenza a tutti".

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