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Applausi ed entusiasmo per Francesco, a Rebibbia bacia i piedi dei detenuti

02 aprile 2015 | 19.04
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"Cristo si è fatto schiavo per servirci, per guarirci, per pulirci", ha detto il Papa durante l'omelia nel carcere romano prima di compiere il rito della lavanda. Siparietto non previsto: una bimba si accovaccia sui gradini dell'altare. Il Pontefice ha incontrato 300 detenuti. Il Pontefice parla della stanchezza dei sacerdoti. E ammette: ''A volte anch'io sono stanco''

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(Afp) - AFP

Lavanda dei piedi di Papa Francesco a dodici detenuti del carcere romano di Rebibbia, all'interno della 'Messa in Coena Domini' celebrata nella chiesa del Padre Nostro interna al penitenziario. Sei di loro sono uomini e sei donne; la metà sono italiani e l'altra metà stranieri.

Il Papa si inginocchia davanti a ciascun detenuto, tiene il suo piede con una mano, gli versa sopra dell'acqua e poi lo asciuga con un panno, lo bacia e infine lo stringe fra le mani con un gesto di tenerezza. In pochi, fra i detenuti scelti per il rito, riescono a trattenere le lacrime per la commozione.

"Cristo si è fatto schiavo per servirci, per guarirci, per pulirci", ha detto il Pontefice durante l'omelia prima di compiere il rito sull'esempio di Gesù con i suoi dodici apostoli. "Quando il Signore ci lava i piedi, ci lava tutto, ci purifica - ha spiegato il Papa - Io oggi lavo i piedi a dodici di voi, in rappresentanza di tutti voi che abitate qui. Ma anche io ho bisogno di essere lavato dal Signore: pregate perché Dio lavi le mie sporcizie, perché io diventi più schiavo nel servizio alla gente, come lo è stato Gesù".

Francesco ha sottolineato che "Cristo ci amò sino alla fine e ci ama sempre, senza limiti. Non si stanca mai di amarci e di perdonarci, fino a dare la vita per noi; ciascuno di noi può dire 'fino a dare la vita per me', con nome e cognome, perché il suo amore è personale".

Prima della comunione, scambio del gesto di pace, con la stretta di mano, fra detenuti e poliziotti penitenziari. Siparietto non previsto quello che ha visto protagonista una bimba salita sui gradini dell'altare della chiesa che si è accovacciata mentre Papa Francesco stava per concludere la messa.

Il Papa ha incontrato trecento detenuti durante la prima 'tappa' di Rebibbia. Nel carcere è giunto con il cardinale vicario di Roma Agostino Vallini. Applausi, grida di entusiasmo, calorose strette di mano, abbracci, baci sulla guancia o sulle mani, saluti all'uso musulmano con l'inchino, sorrisi per il Papa dai carcerati, separati da una transenna e salutati uno a uno da Francesco, che ha anche letto i cartelli che tenevano in mano, tanti con la scritta "W il Papa!", uno con la richiesta "Benedici chi non c'è più" posta accanto a uno foto.

A tutti, Jorge Mario Bergoglio ha riservato una parola di conforto e di incoraggiamento. "Ringrazio tutti voi per l'accoglienza, calorosa e sentita: grazie tante!", ricambia il Papa, rivolto ai detenuti di Rebibbia.

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