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L'allarme degli archeologi per Pompei: meglio rimandare indietro soldi che spenderli male

10 luglio 2014 | 11.38
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Barrano, da quando la Soprintendenza di Pompei fu commissariata nel 2008 il sito è stato gestito male.

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"Forse è meglio rimandare indietro i fondi europei per Pompei, piuttosto che spenderli con restauri fatti male, il risultato del restauro rischia di essere compromesso". Non usa mezzi termini Salvo Barrano, presidente dell'Associazione nazionale archeologi (Ana), che con Labitalia fa il punto della situazione.

"Da quando la Soprintendenza di Pompei fu commissariata nel 2008 – ricorda – il sito è stato gestito male, anche dall'alto: si sono susseguiti 6 ministri, 7 soprintendenti, 2 Commissari un Direttore Generale di Progetto. E' stato soprintendente ad interim perfino il dott. Proietti, già Segretario Generale nonché plenipotenziario del Mibact, ora Amministratore di Ales Spa che ha appena bandito un avviso per personale precario proprio a Pompei. Fabrizio Barca, quando era ministro per la Coesione territoriale, riuscì a convincere l'Europa a destinare a Pompei 107 milioni di euro del programma interregionale 2014-2020: una vera e propria valanga di soldi che l'amministrazione evidentemente non è stata in grado di gestire".

"Per recuperare i mesi persi a nominare il direttore generale di progetto e ad attivare l'unità operativa, l'unica soluzione trovata dal Governo è stata come al solito quella di introdurre scorciatoie e deroghe, alla faccia delle regole e della trasparenza, così come già avvenuto per l'EXPO 2015 e per il Mose. Il restauro è un'operazione delicata, che va progettata con scrupolo e rigore scientifico, altrimenti rischia di rivelarsi un boomerang nel giro di pochi anni. Ad esempio, spiega il presidente Ana , proprio a Pompei in passato si è abusato di materiali non congrui, come il cemento armato o altri prodotti irreversibili, che si sono rivelati dannosi a distanza di decenni. Tanto per fare un esempio – fa notare – il restauro della domus del criptoportico, il cui esito è decisamente volgare, è stato schernito dai media internazionali. La responsabilità quindi va ricercata anche nei massimi dirigenti che hanno guidato il MIBACT negli ultimi anni, avrebbero dovuto assicurare continuità nella progettazione, nella spesa e nella qualità ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti".

Sulla questione dei furti e delle recenti inchieste che hanno provato quanto sia semplice portare via dei reperti dal sito di Pompei, Salvo Barrano si dice "sorpreso che qualcuno ci sia riuscito, visto che Pompei è uno dei siti archeologici più sorvegliati in Italia; figuriamoci cosa potrebbe succedere in altri siti dove non esistono telecamere e non è prevista la sorveglianza".

"E non è tutto: non posso, infine, che giudicare indecente -ammette- che per far fronte alle carenze di organico il ministero abbia bandito, con Ales spa, un avviso per reclutare giovanissimi senza esperienza e offrendo loro un contratto precario".

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