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Armenia: Kessisoglu, il Papa ha chiamato le cose con il loro nome

13 aprile 2015 | 15.36
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Il comico e conduttore televisivo di origini armene commenta così all'Adnkronos le parole di Papa Bergoglio e la reazione di Ankara: "Domenica è successo un fatto incredibile, una svolta storica, qualcosa di davvero importante. Ho pensato subito a mio nonno, non avrebbe mai immaginato che un fatto del genere potesse accadere veramente"

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"Non sono un diplomatico ma domenica è successo un fatto incredibile, una svolta storica, qualcosa di davvero importante. Ho pensato subito a mio nonno, che non sarebbe mai riuscito a immaginare che un fatto del genere potesse accadere veramente. Siamo tutti molto contenti della presa di coscienza del Papa che ha chiamato le cose con il loro nome . Nessuno vuole che si strumentalizzi quello che è accaduto, comunque la risposta dei turchi non mi sorprende". Il comico e conduttore televisivo Paolo Kessisoglu, che è di origini armene, commenta così all'Adnkronos le parole di Papa Bergoglio sul genocidio del popolo armeno e la reazione di Ankara.

"Ascoltare le parole del Papa è stato straordinario, davvero straordinario - continua Kessisoglu - ascoltare soprattutto la fermezza, la serenità con le quali Papa Francesco ha parlato durante la cerimonia, che è stata molto bella; le parole che ha utilizzato sono state molto importanti, toccanti, eravamo tutti emozionati".

"Tutti dovremmo comunicare in modo diretto sia da una parte sia dall'altra - afferma il conduttore televisivo riferendosi a turchi e armeni - non bisogna politicizzare i fatti sia da una parte sia dall'altra. La reazione della Turchia è una reazione che sta nel gioco delle parti, non mi sorprende, anzi mi avrebbe sorpreso positivamente il contrario".

"Credo sia estremamente importante parlare dei fatti avvenuti, immagino ad esempio che se lo facesse anche Ozpetek sarebbe davvero un avvenimento importante a livello di comunicazione. Dobbiamo credere in ciò che è giusto, come disse Martin Luther King in un discorso: 'La vigliaccheria chiede: è sicuro? L'opportunità chiede: è conveniente? La vanagloria chiede: è popolare? Ma la coscienza chiede: è giusto? Prima o poi arriva l'ora in cui bisogna prendere una posizione che non è né sicura, né conveniente, né popolare, ma bisogna prenderla perché è giusta', ecco - conclude Kessisoglu - è arrivato il momento di prendere la posizione giusta".

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