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A.Saudita: un anno di re Salman, tra riforme e calo petrolio

21 gennaio 2016 | 16.19
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Il crollo dei prezzi del petrolio, la guerra nello Yemen, l'apertura degli Stati Uniti verso l'Iran e la successiva presa di distanza da Washington, le tensioni settarie e l'avanzata dei jihadisti del sedicente Stato Islamico (Is). E poi l'allarme del Fondo monetario internazionale secondo cui entro cinque anni l'Arabia Saudita potrebbe finire in una crisi di liquidità, il bilancio in deficit di 326 miliardi di riyal (circa 87 miliardi di dollari, ovvero poco meno di 80 miliardi di euro). Ancora, il record delle esecuzioni capitali, almeno 158 nel 2015 (il numero più alto degli ultimi vent'anni), tra cui quella di inizio anno dell'imam Nimr al-Nirm che ha portato alla rottura delle relazioni con Teheran e una crisi diplomatica con il mondo sciita.

Si può riassumere così il primo difficile anno al trono del re saudita Salman bin Abdulaziz, per decenni governatore di Riad che il 23 gennaio dello scorso anno succede al fratellastro Abdullah e nomina principe ereditario suo nipote, Mohammed bin Nayef, 56 anni. Una scelta che va nella direzione del rinnovamento, come lo è stato anche il rimpasto di governo attuato poco dopo l'ascesa al trono, nella decisione di passare il potere alla generazione successiva. Salman, ora 80enne, è salito al trono che di anni ne aveva 79 e sarà l'ultimo re tra i figli di re Abdulaziz Ibn Saud, il fondatore del paese che porta il nome della sua famiglia.

Con re Salman si rafforza il ruolo della leadership sunnita nella regione, la politica estera diventa più assertiva, caratterizzata dalla presa di distanza dagli Usa (a maggio snobba un incontro con Barack Obama), dal riavvicinamento alla Russia, dalla nomina del più giovane ministro degli Esteri Adel al-Jubeir, 53 anni, e del suo figlio prediletto, il ministro della Difesa e vice principe alla corona Mohammed Bin Salman. E' lui che guida la campagna militare contro i miliziani sciiti houthi sostenuti dall'Iran in Yemen, lui che annuncia la creazione di una coalizione araba di 34 membri per la lotta contro il "terrorismo" nel mondo islamico. Trentenne, nato nel 1985, Bin Salman è vicino all'età media della popolazione saudita e per questo molto amato dalla gente e dagli Stati Uniti, che ne riconoscono l'intraprendenza in politica estera, ma meno dai poteri forti sauditi.

Diverse le voci emerse negli ultimi mesi sulle tensioni interne alla monarchia del Golfo, che storicamente ha sempre tenuto segreti i movimenti per la successione al trono. C'è anche un principe 'dissidente', coperto dall'anonimato, per il quale ben otto dei 12 figli in vita del fondatore del regno vorrebbero rimuovere re Salman dal trono e sostituirlo con il 73enne principe Ahmed bin Abdulaziz Al Saud, ex ministro degli Interni. La maggioranza dei potenti ulema sarebbe favorevole.

Ma re Salman ci sta provando, a riformare il Regno saudita sul piano dello snellimento burocratico e della diversificazione dell'economia, meno sul piano sociale e del rispetto dei diritti umani (da un lato il voto alle donne ma solo a livello municipale, dall'altro la pena capitale inflitta ai dissidenti, come il blogger Raif Badawi, condannato in patria a mille frustate e insignito del premio Sakharov a Strasburgo). In particolare ha annunciato la volontà di attuare programmi per diversificare le fonti di introiti e ridurre la dipendenza dal petrolio come principale fonte di proventi, sottolineando la necessità di far crescere il Paese con politiche economiche bilanciate e sagge volte a mantenere un equilibrio tra le risorse e le spese.

Ma le previsioni economiche per il 2016 sono tristi: l'Arabia Saudita, grande produttore ed esportatore di petrolio, subisce le conseguenze del crollo del prezzo dell'oro nero e prevede una spesa per il 2016 di 840 miliardi di riyal (224 miliardi di dollari) a fronte di 513 miliardi di ricavi. Il budget per le spese militari è di 213 miliardi di riyal. E le priorità, chiarite dallo stesso re Salman, sono la lotta al terrorismo e la sicurezza interna.

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