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Assalto al Congresso, indagine su Trump

27 luglio 2022 | 07.54
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Il Dipartimento di Giustizia di Washington sta indagando sul comportamento dell'ex presidente

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Il Dipartimento di Giustizia di Washington sta indagando sul comportamento dell'ex presidente americano Donald Trump nell'ambito delle indagini sui tentativi di ribaltare i risultati delle elezioni del 2020. A riportarlo è il Washington Post, che cita quattro persone a conoscenza della vicenda che ruota attorno all'assalto al Congresso avvenuto il 6 gennaio 2021.

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I pubblici ministeri che stanno interrogando i testimoni davanti a un gran giurì - tra questi due importanti assistenti dell'allora vicepresidente Mike Pence - hanno indagato nei giorni scorsi sulle loro conversazioni con Trump, i suoi avvocati e altri personaggi della sua cerchia ristretta, per capire in che misura Trump fosse coinvolto in un tentativo di creare un sistema di falsi elettori negli stati vinti dal suo avversario.

Il Washington Post e altre testate giornalistiche avevano precedentemente scritto che il Dipartimento di Giustizia stava esaminando la condotta di Eastman, Giuliani ed altri personaggi vicini a Trump. Ma non avevano riferito dell'interesse dei pubblici ministeri per le azioni di Trump, né della revisione dei tabulati telefonici dei suoi più stretti assistenti, riporta il quotidiano.

Trump, secondo gli atti, non ha mai impartito al suo segretario alla Difesa ad interim, Chris Miller, l'ordine formale di predisporre il dispiegamento di 10mila soldati in Campidoglio il 6 gennaio. Il dettaglio emerge da un nuovo video relativo ad una deposizione di Miller rilasciata al comitato ristretto della Camera che indaga sull'insurrezione di Capitol Hill.

"Non mi è mai stata data alcuna disposizione o ordine né sapevo di piani di quella natura", ha detto Miller nel video. "Ovviamente disponevamo di piani per attivare più persone, ma non era altro che una pianificazione di emergenza", ha aggiunto Miller. "Non c'è stato uno scambio di messaggi ufficiali o qualcosa di simile."

Trump aveva precedentemente sostenuto di aver chiesto che le truppe della Guardia Nazionale fossero pronte al dispiegamento per il 6 gennaio. Il 9 giugno ha rilasciato una dichiarazione in cui ha affermato di avere allora "suggerito e offerto" lo schieramento di un numero fino a 20.000 soldati della Guardia Nazionale a Washington, DC, prima del 6 gennaio, perché sentiva "che la folla sarebbe stata molto numerosa".

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