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Astaldi, i tre indizi che avvicinano (ancora) la Cdp al dossier

25 gennaio 2019 | 15.11
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Forse tre indizi non fanno una prova, ma sono il segno che qualcosa si sta muovendo e che nella delicata crisi di Astaldi la Cdp possa ancora giocare un ruolo. Il tempo stringe, ma restano più di due settimane per arrivare a una svolta nella vicenda di uno dei principali contractor italiani, che entro il 14 febbraio deve presentare in Tribunale il suo piano con la proposta concordataria. Il primo degli indizi arriva da Davos: in attesa che arrivino le offerte vincolanti di Salini Impregilo e di Ihi, nonostante le smentite sull'esistenza di un dossier alla Cassa, il suo presidente Massimo Tononi da Davos fa un esplicito riferimento al settore delle costruzioni.

"Noi - dice in un'intervista a ClassCnbc - abbiamo una prospettiva di lungo termine, non guardiamo necessariamente a ritorni immediati e di certo non vogliamo fare investimenti azzardati". Ma, aggiunge, "se vi fossero però delle dinamiche sfavorevoli noi siamo pronti a immettere risorse per il bene della nostra economia. Penso ad esempio al settore delle costruzioni, che sta vivendo un momento molto difficile; stiamo valutando le possibilità di intervento a nostra disposizione".

Ci sono quindi delle valutazioni in corso sulla questione, che coinvolge Cdp, del resto, anche in quanto controllante di due società dai consolidati rapporti con Astaldi, ovvero Sace e Simest. Sace, come fa con tutte le imprese che internazionalizzano, ha garantito parte dei finanziamenti bancari al general contractor, come emerge dai bilanci di Astaldi del 2016 e del 2015. Simest, invece, controllata al 76% da Sace e per il restante 24% dalle principali banche italiane e dalle associazioni imprenditoriali, ha acquisito lo scorso anno una partecipazione del 34% circa nel capitale della controllata statunitense Astaldi Construction Corporation. Un investimento da 7,5 milioni di dollari, "volto a sostenere la crescita di Astaldi sul mercato statunitense", spiegava il comunicato.

Il secondo indizio sono le parole del cfo di Salini Impregilo, Massimo Ferrari, che a margine di un evento a Milano ha detto ai giornalisti d'agenzia che su Astaldi "un'operazione di sistema, allargata a più soggetti, istituzionali e non, è l'ultima chance per salvare il sistema delle costruzioni in Italia". I rapporti della Cdp con Astaldi sono "una delle ragioni per cui pensiamo possa esserci un interesse di sistema. Bisogna vedere se noi siamo in grado di fare una proposta interessante per loro e loro se sono d'accordo nel valutarla". Dunque, l'obiettivo di Salini Impregilo parrebbe proprio quello di lavorare a un grande polo delle costruzioni, che possa rilanciare il settore, anche con l'aiuto di nuovi capitali.

E le banche? Sono diversi gli istituti a essere esposti con Astaldi, tra cui Intesa SanPaolo. Gli ultimi dati finanziari al 30 settembre pubblicati su richiesta della Consob parlano di un indebitamento complessivo pari a circa 1,9 miliardi di euro. I debiti bancari correnti sono circa 1,2 miliardi. La prospettiva di una proposta concordataria di Astaldi 'stand-alone' potrebbe significare uno stralcio anche significativo di questi debiti. Anche su questo, Ferrari conferma alcuni punti importanti. Sul dossier, dice, "stiamo lavorando notte e giorno, prima siamo pronti e meglio è" e l'interesse del gruppo è per "la parte delle costruzioni", il grosso del portafoglio dei progetti di Astaldi. "E' questo il nostro interesse perché l'unico razionale che c'è è quello industriale: avere scala, dimensione, competenze da mettere in comune. E' interesse di tutti, nostro, dei clienti, degli azionisti, dei creditori".

Il terzo indizio arriva dal mondo politico ed è del viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi. Sempre a Milano, si è espresso a favore di un'operazione di sistema e del fatto che Cdp ne faccia parte: un suo coinvolgimento diretto "può aiutare" e il salvataggio del gruppo "consentirebbe di non ritardare ulteriormente le opere e di fare un’operazione meritoria, conservando una capacità edile del sistema italiano". Detto questo, indiscrezioni di stampa riportavano nei giorni scorsi l'ipotesi di un ingresso diretto di Salini Impregilo, con un aumento di capitale riservato che porterebbe il gruppo ad avere la maggioranza del capitale. E' possibile che alla fine accada questo, ma le dichiarazioni di questi giorni sembrano riportare in auge un intervento di sistema. Nei quattro mesi trascorsi dalla domanda di concordato in continuità, il 28 settembre scorso, Astaldi ha dimezzato il valore delle sue azioni in Borsa e ridotto la sua capitalizzazione di circa 60 milioni di euro. Il tempo stringe anche per questo.

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