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Attentati Bruxelles, l'esperto: "Serve un Fbi europeo"

23 marzo 2016 | 13.17
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Jean Pierre Darnis (Foto dal profilo Facebook)

Serve un Fbi europeo, un sistema di giustizia integrato in Europa, contro i limiti delle nazioni e dei nazionalismi nelle forze di polizia. E' il senso dell'analisi di Jean Pierre Darnis, direttore del programma Sicurezza e difesa dell'Istituto affari internazionali (Iai), all'indomani degli attacchi di Bruxelles, per i quali, premette, "non bisogna buttare la croce addosso" al Belgio ed ai suoi servizi. "Il dato di fondo - ragiona con l'Adnkronos - è che non possiamo pensare di vivere in una sfera di cristallo, nella quale sia possibile prevedere e contrastare, prima che avvenga, ogni azione umana".

Nelle ultime settimane, secondo Darnis, il Belgio "ha fatto uno sforzo di polizia considerevole, sforzo che ha portato all'arresto, in collaborazione con la polizia francese, di Salah Abdeslam, un evento che spiega l'accelerazione della reazione da parte della rete terroristica locale", che ha colpito ieri all'aeroporto ed alla stazione della metro di Bruxelles.

Si tratta di una rete "molto estesa - sottolinea l'esperto, che è anche professore all'Università di Nizza - che conta su molti sostenitori, come avviene per esempio in Campania con i camorristi. Nelle pieghe delle città belghe, come in quelle delle città francesi, ci sono quartieri con popolazione a maggioranza musulmana, immigrati di seconda generazione con problemi di disoccupazione e criminalità ed in quelle zone, poco sicure, poco controllate e controllabili si sta creando un connubio con le reti terroristiche".

Premesso tutto questo, secondo Darnis, "quello che è vero è che, prima degli attacchi del 13 novembre, questi personaggi inquietanti sono stati controllati in giro dalle polizie di diversi Paesi europei, senza che venissero incrociati i dati per far emergere un quadro di allarme più forte". E questo "ci mostra i limiti delle nazioni e dei nazionalismi anche in polizia", per superare i quali "serve un Fbi europeo, un sistema di giustizia integrato".

Ma, sottolinea l'analista dello Iai, "finora i Paesi membri e le stesse polizie sono stati contrari, perché non vogliono condividere informazioni e prerogative, anche a livello europeo esiste una competizione tra le forze di polizia". Dunque, per Darnis, "c'è un problema di responsabilità politica, è la politica che deve rispondere con più integrazione delle forze di polizia, in un momento tra l'altro di forte populismo".

Dopo il 13 novembre, ammette infine, "qualcosa si è mosso, gli scambi di dati sono più intensi, anche a Parigi il sistema francese si è rimesso in riga, ma la cooperazione tra le polizie dovrebbe diventare organica e permanente".

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