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Aumentano epatiti da cause ignote, 'rimedi verdi' nel mirino

14 aprile 2014 | 15.57
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Londra, 14 apr. (Adnkronos Salute) - L'antidolorifico a base di curcuma 'dopato' con l'analgesico nimesulide, il riso rosso fermentato per abbassare il colesterolo, l'estratto idroalcolico di tè verde per dimagrire. Sono solo alcuni dei rimedi verdi finiti nella 'bibbia' Usa dei prodotti segnalati da diverse parti del mondo per danni al fegato. Oggi, secondo i dati disponibili, il 9% dei casi riportati di epatotossicità sono legati alla 'herbal medicine'. Perché i prodotti green e gli integratori non sempre si rivelano 'gentili', a dispetto della veste naturale che indossano. E mentre esplode la passione per tutto ciò che è 'organico', aumentano anche le epatiti da cause ignote, con i rimedi verdi sempre più spesso sul banco degli imputati. Diversi studi segnalano un'incidenza dei danni epatici indotti da farmaci e altri composti pari a 12-19 casi segnalati per 100 mila abitanti. E secondo le statistiche, il 10% muore.

"I numeri sono in crescita - spiegano gli esperti dall'International Liver Congress dell'Easl (Associazione europea per lo studio del fegato) che si chiude oggi a Londra e dà appuntamento l'anno prossimo a Vienna per la sua 50esima edizione - e c'è il sospetto che il fenomeno sia ancora più ampio e che molti casi non vengano riconosciuti". Le segnalazioni, soprattutto legate a medicine naturali e integratori alimentari, non sottoposti agli stessi controlli dei farmaci e in alcuni casi prodotti artigianalmente (o adulterati con l'aggiunta di farmaci fra gli ingredienti), si fanno più numerose. Gli agenti 'censiti' nel database statunitense Livertox - una sorta di ebook in continuo aggiornamento nato all'ombra dei National Institutes of Health - sono "circa 600".

"Le erbe - spiega Mario Mombelli, ordinario di malattie infettive dell'università di Pavia - possono essere direttamente tossiche o esserlo per i metodi di estrazione, per i principi attivi che non sono mai puri e per i dosaggi che non sono controllati. Ritengo che il 9% di segnalazioni di epatotossicità legate alle herbal medicine sia una sottostima", sottolinea Mombelli, "perché spesso i pazienti non dicono al medico di averle assunte, non considerandole farmaci. Il settore è una giungla, non ha regolamentazione". Nella convinzione che "è naturale, quindi è blando e non fa male", l'esercito di estimatori dei rimedi offerti dalla natura, spesso acquistati senza accertarsi della qualità, si arricchisce di nuove leve.

Gli utilizzatori di 'herbal medicine' sono il 31% in Francia, ma il 90% non dice al medico che sta assumendo questi prodotti. Negli Usa, "nel 2010 sono stati spesi a questa voce più di 5,2 miliardi di dollari e si registra una crescita costante di amanti dei rimedi naturali", sottolineano gli esperti durante un focus del congresso dedicato al tema. Sono più le donne a comprarli (secondo alcune statistiche il 60%), ma il fenomeno dei rimedi a base di erbe non esclude neppure i più piccoli: il 5% dei bimbi in Spagna, secondo alcuni dati presentati, viene curato così. Più di 50 medicine e prodotti verdi, però, sono stati associati a danni al fegato.

Ai primi posti nella classifica delle segnalazioni di epatotossicità restano comunque i farmaci. Su tutti l'amoxicillina/acido clavulanico, a cui sono attribuite il 23% delle segnalazioni di epatotossicità. "E' il farmaco numero uno nel mondo occidentale per segnalazioni - conferma Mombelli - In generale gli antibiotici sono tra i principali nemici del fegato. Le cifre sono basse, ma è un motivo in più per usarli correttamente. In Italia non abbiamo un registro dei casi di epatotossicità da farmaci e l'Associazione italiana per lo studio del fegato potrebbe promuovere questa iniziativa. C'è grande preoccupazione per medicinali e integratori a base di erbe, perché c'è la convinzione che siano prodotti naturali e quindi non possano far male. La gente minimizza ed è sbagliato", avverte lo specialista.

Ma se in alcuni casi il rimedio naturale danneggia il fegato, in altri casi lo cura. A Londra è stato presentato il lavoro di un team di scienziati che ha identificato un nuovo composto in grado di inibire l'attività del virus dell'epatite C nelle cellule. 'Sbel1', questo il nome della sostanza, è stato isolato proprio da una medicina cinese a base di un'erba che si trova in alcune zone di Taiwan e nella Cina del Sud. Viene usata per trattare il mal di gola e le infiammazioni. E ora i ricercatori ne stanno approfondendo le potenzialità come arma anti-Hcv.

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