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Sydney, blitz della polizia nel locale sotto assedio: tre morti, c'è anche il sequestratore

15 dicembre 2014 | 18.52
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Ucciso l'uomo che si era barricato in una cioccolateria con degli ostaggi. Quattro i feriti. Dura condanna del Gran Mufti australiano ma online molti a sostegno del rapitore. A settembre sventato attacco dell'Is in Australia: 15 arrestati. Progettavano una decapitazione in pubblico

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(Xinhua)

Blitz della polizia in una cioccolateria di Sydney dove per 16 ore un uomo armato ha tenuto in ostaggio diverse persone. Nel corso dell'operazione tre persone sono rimaste uccise, tra cui il sequestratore. Secondo quanto riporta SkyNews, che cita i media australiani, l'uomo ha colpito a morte uno degli ostaggi prima che la polizia piombasse nel locale e lo uccidesse. Un altro ostaggio sarebbe invece morto in ospedale.

Il blitz delle forze dell'ordine è iniziato quando un gruppo di sei ostaggi è riuscito a fuggire. Si sono sentiti colpi di arma da fuoco per almeno 60 secondi. Al termine i paramedici sono entrati nella cioccolateria, portando via delle persone in barella. Un robot antibomba manovrato dagli artificieri è entrato in azione nel locale alla ricerca di possibili ordigni che non sono stati trovati.

Secondo quanto ha riferito la polizia australiana nel corso di una conferenza stampa, all'interno del locale sono state prese in ostaggio 17 persone. E' stato il sequestratore ad aprire il fuoco facendo scattare il blitz delle forze speciali. Le vittime, hanno riferito le autorità in un comunicato, oltre all'attentatore, sono un uomo di 34 anni e una donna di 38. Mentre tra le persone liberate, quattro sarebbero state ferite durante l'intenso scambio di colpi d'arma da fuoco. Si tratta di tre donne e un'agente che è stato colpito al volto ma che non è in pericolo di vita. Tutti sono in ospedale in condizioni non critiche.

L'uomo si era barricato chiedendo di poter parlare con il primo ministro australiano Tony Abbott. Il sequestratore è un predicatore iraniano, chiamato Man Haron Monis, che ha ottenuto asilo in Australia. Haron era attualmente libero su cauzione in seguito a una serie di accuse per reati violenti ed è stato condannato per aver scritto lettere offensive a famiglie di soldati australiani deceduti.

Il sequestratore ha esposto alla finestra una bandiera nera islamica. Lo ha riferito un corrispondente della Bbc aggiungendo che successivamente l'uomo ha chiesto agli agenti di polizia di avere una bandiera dello Stato Islamico.

L'uomo poco prima di entrare nel bar aveva minacciato di morte un passante, Craig Stocker: l'uomo ha raccontato al Daily Telegraph che era appena uscito dal Lindt Cafè per dirigersi a un vicino ospedale quando è andato a sbattere contro un uomo che portava un'ingombrante sacca sportiva blu. Stocker ha detto all'uomo di fare attenzione e quello si è voltato dicendogli a muso duro: "Vuoi che spari anche a te?". "L'ho guardato negli occhi - ha aggiunto Stocker - e ho visto che aveva uno sguardo da pazzo. Mi sono molto spaventato". La sua descrizione del sequestratore combacia con quella dell'individuo poi visto attraverso la vetrina della cioccolateria mentre minacciava gli ostaggi.

"Gli australiani questa mattina si sono svegliati con la notizia che l'assedio in Martin Place è finito. I nostri pensieri e le nostre preghiere vanno alle famiglie dei due ostaggi morti, ai feriti e alle altre persone che sono state sequestrate" ha dichiarato il premier australiano Tony Abbott in seguito al blitz. "Mi congratulo con il coraggio e con la professionalità della polizia del Nuovo Galles del Sud e degli altri servizi di soccorso intervenuti", ha aggiunto Abbott confermando la riunione del Comitato di sicurezza nazionale.

Tutto è iniziato in mattinata (ora locale) all'arrivo della gente sul posto di lavoro nella zona di Martin Place. Testimoni hanno visto un uomo armato e con una borsa entrare nel locale dove al momento sembrava si trovassero dieci dipendenti e una trentina di clienti. Le forze dell'ordine hanno evacuato i vicini edifici e circondato l'intera zona. Dopo sei ore circa di assedio, tre persone sono uscite. E un'ora dopo altri due ostaggi sono stati liberati.

Tra gli ostaggi nessun italiano, secondo quanto ha reso noto il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni.

Intanto, su siti arabi e non solo, tanti i messaggi che inneggiano al sequestratore. "Oh eroi, uccidete tutti gli ostaggi. L'Australia e tutti i Paesi del mondo - scrive un lettore a commento di un articolo pubblicato sul sito della tv qatariota al-Jazeera - devono capire che sono stati loro a iniziare". Il lettore chiede quindi di "uccidere tutti gli ostaggi, perché il loro Paese che fa appelli alla libertà, ci attacca e ci bombarda. Non abbiate pietà dei loro popoli, perché loro sono come i governi che eleggono. Uccideteli tutti e distruggeteli, come loro fanno con noi. Fate in modo che spendano il loro denaro per proteggere sé stessi e non per bombardarci".

Non mancano i commenti di lettori che condannano il sequestro di Sydney, che sono la maggioranza sul sito di al-Arabiya, tv satellitare concorrente di al-Jazeera. Ma anche sul sito della Cnn in lingua araba si contano decine di messaggi a favore del sequestratore. "Tanti auguri agli australiani - si legge in uno dei commenti - questo è solo l'inizio". Un gruppo di oltre 40 organizzazioni musulmane attive in Australia ha condannato il sequestro, definito un "atto spregevole". "Rifiutiamo - si legge nella nota congiunta dei 40 gruppi musulmani - ogni tentativo di colpire la vita di qualunque essere umano innocente o di infondere paura e terrore nei loro cuori". Poco prima anche il Gran Mufti di Australia, Ibrahim Abu Mohamed, e il Consiglio nazionale degli Imam avevano condannato con fermezza il sequestro, definendolo come un "atto criminale" e sostenendo che "questo genere di azioni è condannato dall'Islam".

Intanto la comunità ebraica australiana ha deciso la massima allerta per tutte le sue scuole e istituzioni. Secondo il sito Australian Jewish News, sono state cancellate tutte le gite scolastiche e varate misure di sicurezza più strette. Il Community Security Group, ovvero il gruppo responsabile della sicurezza in seno alla comunità ebraica, ha invitato gli ebrei australiani a rimanere vigili e a segnalare oggetti o attività sospette.

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