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Iraq, qaedisti avanzano: nel nord l’ombra dell’emirato islamico. Rapito console turco

11 giugno 2014 | 14.13
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Anche la provincia di Baiji conquistata dai jihadisti dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante. Oltre mezzo milione di civili è in fuga da Mosul. Nelle mani dei ribelli il console turco Ozturk Yilmaz e le sue guardie del corpo

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Prosegue senza sosta l’offensiva dei miliziani dello Stato islamico (Isil) nel nord dell’Iraq, dove diventa concreta la minaccia della nascita di un nuovo emirato islamico. Dopo Mosul, caduta ieri nelle mani della formazione jihadista che si ispira ad al-Qaeda, oggi è stata attaccata Tikrit. La città che ha dato i natali all’ex rais Saddam Hussein è stata sotto il controllo dei miliziani jihadisti per alcune ore prima di essere riconquistata dalle forze antiterrorismo. Secondo quanto riferito dalla tv di Stato, “i reparti di elite hanno ripulito la città dai terroristi” e ripreso il controllo della sede del governatorato. L’azione dell’Isil aveva colto di sorpresa le forze di sicurezza e scatenato il panico tra la popolazione.

Sono già centinaia di migliaia gli abitanti della provincia di Nineveh, di cui Mosul è capoluogo, in fuga verso le zone più sicure del Kurdistan iracheno. La giornata è stata caratterizzata anche dal sequestro del console turco a Mosul, Ozturk Yilmaz, che è stato preso in ostaggio dai miliziani dell’Isil insieme ad almeno 45 cittadini turchi, tra i quali bambini e membri dello staff diplomatico.

Secondo i media di Ankara, i jihadisti hanno fatto irruzione nel consolato, all’indomani del sequestro di 32 camionisti turchi sempre a Mosul, prendendo tutto il personale in ostaggio.

La situazione appare molto fluida sul campo di battaglia, con continui attacchi dei miliziani ai quali l’esercito tenta di replicare, come dimostra quanto accaduto a Tikrit. Oltre alla città che ha dato i natali a Saddam, i jihadisti dell’Isil nelle ultime ore hanno esteso il loro controllo anche ad alcune zone della provincia di Salahuddin e di Kirkuk.

Il precipitare degli eventi e le accuse piovute contro il governo hanno spinto il primo ministro iracheno, Nuri al-Maliki, a presentarsi di nuovo davanti alle telecamere della tv di Stato promettendo che le forze di sicurezza useranno il pugno di ferro contro i miliziani e gli alti ufficiali dell’esercito che sarebbero scappati davanti all’offensiva delle forze islamiste. Quello che e’ successo a Mosul e’ il frutto di un “complotto” perche’ “le forze dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante non hanno la forza della polizia e dei militari”, ha detto il primo ministro iracheno.

Riferendosi sempre alla caduta della seconda città dell’Iraq nelle mani del gruppo jihadista, Maliki ha dichiarato che gli iracheni sapranno risolvere la crisi “con le proprie mani, senza l’aiuto di nessuno” e ha ribadito l’intenzione di arruolare dei “volontari” tra le fila delle forze armate per combattere gli insorti. “Gli alti ufficiali militari e di polizia che hanno abbandonato i loro posti e la battaglia dovranno essere severamente puniti”, e’ stato il monito finale del premier sciita. Mentre la situazione si fa tesa anche a Baghdad, dove un attacco kamikaze nel quartiere sciita di Sadr City ha provocato 21 morti, il governo ha assicurato che per il momento gli impianti petroliferi nel sud dell’Iraq sono al sicuro, con un export garantito di circa 2,6 milioni di barili al giorno. “Tutto il nostro export proviene dal terminal di Bassora a sud ed e’ una zona davvero molto, molto sicura”, ha affermato il ministro del Petrolio iracheno, Abdul Kareem Luaibi, incontrando i giornalisti prima del vertice Opec a Vienna.

L’attacco islamista nelle province dell’Iraq settentrionale ha comunque allarmato gli attori regionali interessati in prima battuta al conflitto per le conseguenze che può avere, in particolare nell’ottica della nascita di una nascita di un’emirato islamico. I guerriglieri peshmerga del Kurdistan iracheno, regione semi-autonoma che confina con la provincia di Nineveh, hanno annunciato che sono pronti a combattere per liberare Mosul e la provincia di Nineveh dai jihadisti. Lo stesso governo iraniano, alleato dell’esecutivo guidato da al-Maliki, ha espresso profonda preoccupazione per la conquista di Mosul e ha chiesto alla comunita’ internazionale di aiutare Baghdad a combattere l’ondata di estremismo islamico esplosa nel paese. ‘’Data la minaccia mondiale che rappresenta il terrorismo e’ necessario che i governi e gli organismi internazionali sostengano la nazione irachena in questo momento critico’’, ha detto la portavoce del ministero degli Esteri iraniano Marziyeh Afkham. Sull’attacco dell’Isil è intervenuta anche la Siria, che ha condannato gli atti ‘’terroristici’’ in corso nel vicino Iraq. ‘’Quello che sta affrontando il nostro fratello Iraq e’ lo stesso terrorismo sostenuto dall’estero che affronta la Siria’’, ha precisato il ministero degli Esteri di Damasco, che ha evidenziato come il terrorismo regionale faccia parte di una ‘’cospirazione globale’’ che minaccia il popolo iracheno e quello siriano.

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