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Bagnasco: "Genova generosa, contrariamente a simpatiche dicerie"

24 giugno 2020 | 12.15
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Il cardinale si congeda dalla città: "Quando posso faccio una passeggiata nei vicoli"

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Mons. Angelo Bagnasco (Fotogramma)

Il porporato si congeda dalla città: "Un vescovo non deve occupare ogni spazio. Contrariamente a certe simpatiche dicerie, Genova è generosa e solidale, ma anche seria e parsimoniosa". Lo sottolinea il cardinale Angelo Bagnasco che si appresta a chiudere la missione di arcivescovo di Genova. "La sua storia - dice il porporato ad "Avvenire" - conosce il pane del duro lavoro per mare e per monti, aperta a ogni giusta innovazione ma attenta a non perdere radici e tradizioni. Se continuerà a guardare il suo mare che spinge lontano, e i suoi monti che spingono verso l’alto, resterà una città concreta ma non materialista e ripiegata".

Bagnasco racconta il suo rapporto con la città: "Quando posso faccio una passeggiata nei vicoli della mia infanzia: molti mi fermano per un saluto, una preghiera, una confidenza. Ogni volta mi meraviglio per la semplicità della gente e la benevolenza verso il vescovo. Quando incontro qualche gruppetto di persone che sembrano diffidenti, mi fermo e attacco discorso: il clima si scioglie e spesso mi offrono il caffè. Di recente, sono passato accanto a un furgone fermo con un giovane autista sconosciuto a bordo: l’ho salutato e lui ha dato una rosa da portare alla Madonna!".

Quanto alla missione per un vescovo, Bagnasco dice: "Il volto del vescovo è quello degli Apostoli; deve stare vicino alla sua gente, confermare la fede apostolica, non diffondere le sue opinioni o i suoi gusti, non deve preoccuparsi di inseguire il mondo nella speranza di conquistarlo. Facilmente si resta imbrigliati. Il vescovo, con la sua povera umanità, deve indicare il volto di Dio a partire da Gesù, non da sondaggi e pressioni, consapevole che il migliore alleato del Vangelo non sono la cultura, la politica, le risorse, il potere, ma è l’uomo con il suo desiderio di infinito e di assoluto , di verità e di bene. Ecco perché tutto può cambiare, ma non l’uomo. In un mondo diviso, litigioso e inquieto, il Pastore dev’essere un riflesso di luce senza demagogia. Nonostante le sue opacità personali, è il fondamento visibile della sua Chiesa, ma non deve occupare ogni spazio".

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