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Ricerca: bimbi religiosi meno altruisti, atei campioni generosità

05 novembre 2015 | 20.28
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(Xinhua) - INFOPHOTO

Religione non 'fa rima' con altruismo. Sebbene i genitori credenti tendano di più a descrivere i loro figli come empatici e attenti alla giustizia sociale, nuove evidenze fornite da uno studio pubblicato su 'Current Biology' sembrano smentirli e consacrare invece campioni di generosità proprio i 'rampolli' di famiglie non religiose. La ricerca, condotta da un team di scienziati dell'università di Chicago, suggerisce che i bambini cresciuti con genitori non osservanti sono più propensi a condividere, rispetto ai coetanei allevati in case in cui si 'respira' religione. Una conclusione basata su un'analisi multiculturale per la quale sono stati arruolati piccoli dagli States alla Cina, coprendo un range ampio di culti, che spazia dalla religione cristiana fino a quella buddista.

"Alcuni studi precedenti - spiega Jean Decety dell'ateneo statunitense - avevano dimostrato che le persone religiose non sono più inclini a fare del bene rispetto alle loro controparti non religiose. Il nostro lavoro va oltre, dimostrando che sono meno generosi non solo gli adulti ma anche i bambini". Per esaminare l'influenza della religione sull'espressione di altruismo, Decety e colleghi hanno chiesto a più di 1.100 bambini di età tra i 5 e i 12 anni - provenienti da Stati Uniti, Canada, Giordania, Turchia, Sud Africa e Cina - di giocare a un gioco nel quale veniva loro chiesto di prendere decisioni su quanti adesivi condividere con una persona anonima dalla stessa scuola e di un gruppo etnico simile. La maggior parte dei piccoli provenivano da famiglie identificate come cristiane, musulmane o non religiose. Lo studio ha incluso anche un numero inferiore di bambini di famiglie agnostiche, di religione ebraica, indù e buddista.

I bimbi, osservano i ricercatori, sono diventati più generosi con l'età, in linea con studi precedenti. Ma l'educazione religiosa ha modellato le loro tendenze altruistiche, risultate smorzate in quelli più credenti. Mentre, sempre secondo lo studio, i figli di famiglie atee o non religiose sono risultati essere i più generosi in assoluto.

"E' un pensiero molto comune quello secondo cui la religiosità ha una correlazione positiva con l'autocontrollo e i comportamenti morali - riflette Decety - Tale punto di vista è, purtroppo, così profondamente radicato che le persone non religiose possono essere considerate moralmente sospette. Ma la relazione tra religiosità e moralità è in realtà controversa, e non sempre positiva". Lo scienziato ha intenzione ora di allargare il suo lavoro di ricerca a bambini da 4 a 8 anni di 14 Paesi: Canada, Cina, Cuba, Colombia, Argentina, Cile, Sud Africa, Turchia, Giordania, Taiwan, Tanzania, Etiopia, Norvegia e Messico.

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