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Banche venete, azionisti a rischio: liquidazione blocca cause risarcimento

29 giugno 2017 | 17.29
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Gli azionisti di Veneto Banca e Popolare di Vicenza che si sentono truffati rischiano di non avere giustizia: tra gli effetti della liquidazione amministrativa coatta, soluzione adottata con il decreto legge sui due istituti, c'è quello che "tutti i giudizi in corso sono sospesi", spiega una fonte qualificata all'Adnkronos. "Impossibile procedere con le udienze" - un migliaio i procedimenti in corso lungo la Penisola - visto che "in base all'articolo 83 del Testo unico bancario" contro la banca in liquidazione "non può essere promossa né perseguita alcuna azione".

La procedura di liquidazione amministrativa coatta "ha natura concorsuale ed è disciplinata come un fallimento": solo il commissario può stabilire se spetta qualcosa a un azionista, non prima dei creditori privilegiati e non senza una procedura che dura anni. La strada per ottenere un risarcimento per via giudiziaria é quindi in salita, dopo le prime sentenze risarcitorie e le pronunce favorevoli dell'Acf, l'arbitro per le controversie finanziarie.

Chi si sente vittima non può rivalersi su Intesa Sanpaolo - come specificato nel decreto legge -, né sperare su un 'paracadute' pubblico: "il testo in Gazzetta ufficiale stabilisce chi risponde di eventuali controversie", aggiunge l'esperto. Difficile stimare il numero di eventuali cause, tra i quasi 120mila soci di Vicenza e gli 88mila di Veneto Banca. Cifre a cui sottrarre chi ha aderito all'offerta di transazione: 66.700 azionisti Bpvi che hanno ricevuto 192,8 milioni di euro, 54.374 di Montebelluna che hanno portato a casa 248,5 milioni. Oltre 121mila soci hanno così rinunciato a qualsiasi contenzioso.

Chi ha rifiutato il rimborso del 15% del capitale investito può aderire all'iniziativa 'Welfare', un fondo da 60 milioni destinato agli azionisti in condizioni di disagio. Un'opportunità valida fino a fine settembre che nelle ultime settimane, da quando risulta, "ha visto aumentare il numero delle domande". Anche in questo caso chi accetta rinuncia a far valere presunti diritti sul proprio capitale investito.

Alla fine, però, "anche nella più ottimistica delle previsione, si può dedurre, guardando i numeri, che saranno qualche migliaio gli azionisti che proveranno a ottenere un risarcimento tutt'altro che a portata di mano", evidenzia la fonte. Un altro danno per chi ha investito: secondo una stima del Codacons "i 118.994 soci di Bpvi e gli 87.502 di Veneto Banca hanno subito il deprezzamento delle proprie azioni per complessivi 10 miliardi di euro, cui si aggiungono ulteriori perdite negli ultimi anni per quasi 9 miliardi di euro e aumenti di capitale per 6,5 miliardi".

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