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Bankitalia: "Calo mercati è emotivo"

29 maggio 2018 | 11.25
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"E' grave e non ci sono giustificazioni, se non emotive, per ciò che osserviamo oggi sui mercati". Così il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco nel corso delle considerazioni finali lette all'Assemblea annuale.

"Il destino dell'Italia è quello dell'Europa", ma quella del nostro Paese "deve essere una presenza autorevole nel dibattito sulla ridefinizione degli assetti normativi e istituzionali dell'Ue, presenza ancora più importante nell'attuale fase di grandi trasformazioni sociali, economiche e finanziarie", ha aggiunto Visco. "Siamo parte di una grande area economica profondamente integrata il cui sviluppo determina il nostro e allo stesso tempo ne dipende" ricorda Visco che ammette come "l'Europa ha bisogno di rivedere gli strumenti esistenti e di crearne di nuovi, comuni, per affrontare gli shock economici in un contesto ni cui quelli nazionali sono deboli o indisponibili".

Il governatore ricorda che "dopo le riforme degli scorsi anni, ulteriori progressi sembrano al momento bloccati dalla preoccupazione per le vulnerabilità finanziarie, pubbliche e private e dalla sfiducia reciproca". Ma se "l'Unione europea e l'area dell'euro non hanno un governo comune, la sua lontananza non deve fiaccare la volontà di partecipare con vigore e da protagonisti al dialogo e agli approfondimenti dai quali dipende nei prossimi anni la prosperità dei cittadni europei".

"E' a tutti evidente la delicatezza e la straordinarietà del momento che stiamo vivendo - ha poi aggiunto - Se è auspicabile che siano definiti con chiarezza e lungimiranza gli obiettivi e i progetti delle diverse forze politiche non sarebbe saggio ignorare le compatibilità finanziarie". "E non per rigidità a livello europeo o minacce speculative ma perché le nostre azioni, i nostri programmi forniscono i segnali che orientano l'allocazione delle risorse a livello nazionale e globale", ha sottolineato.

"Non sono le regole europee il nostro vincolo, è la logica economica", ha quindi ribadito Visco ricordando come a questa logica "è strettamente connesso l'obbligo, che tutti abbiamo, di non compromettere il futuro delle prossime generazioni: accrescere il debito vuol dire accollare loro quello che oggi non si vuole pagare".

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