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Crisi: Barbagallo a Marchionne, il nuovo non ci spaventa

09 agosto 2015 | 18.11
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Carmelo Barbagallo (Infophoto) - INFOPHOTO

"Bisogna aprire una nuova stagione e riunirsi intorno ad un tavolo per discutere del futuro del Paese. Nel mondo si parla di una nuova rivoluzione industriale 4.0 ma in Italia e in Europa non se ne parla. Dobbiamo metterci intorno ad un tavolo e decidere quale futuro vogliamo". Ad affermarlo, all'Adnkronos, è il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, commentando le dichiarazioni dell'ad di Fca, Sergio Marchionne che, in una intervista, ha affermato che il futuro dell'Italia è "tutto da crearsi", ha sostenuto la necessità che tutto il Paese si impegni ad "accettare il nuovo", anche perchè "le menate del passato ormai sono morte".

"Noi abbiamo delle idee nuove e non ci spaventa il nuovo come abbiamo già dimostrato", sottolinea Barbagallo. "Noi siamo moderni: abbiamo varato -spiega il leader della Uil- un nuovo modello contrattuale 'a geometria variabile' che prevede di legare gli aumenti contratti non all'inflazione bensì all'aumento del pil; abbiamo proposto uno sciopero virtuale" che prevede che i lavoratori che aderiscono continuino a prestare il loro servizio in cambio del fatto che la controparte versi in un apposito fondo, per ogni lavoratore che sciopera, il corrispettivo di tre giornate di lavoro.

"Non capisco perché gli imprenditori non battano un colpo su queste proposte innovative", aggiunge Barbagallo. E affinché il Paese possa guardare al futuro, spiega il leader della Uil, dobbiamo "dare flessibilità in uscita al lavoro" e "dare stabilità ai giovani in entrata perché se i nostri figli non avranno speranza nel futuro non faranno figli e un Paese che non fa figli non ha un futuro" .

Il sindacato, sottolinea ancora Barbagallo, guarda al futuro: "Se non avessimo scommesso sulla Fiat non ci sarebbero stati più stabilimenti in Italia del gruppo torinese. Marchionne deve sapere che è stato aiutato nel nostro Paese ma anche dai fondi pensione dei lavoratori della Chrysler". Detto questo, aggiunge il leader della Uil, "riconosco che Marchionne è un ottimo manager. Ha preso due aziende sull'orlo del fallimento e le ha rimesse sul mercato. Ma senza una collaborazione fattiva dei nostri lavoratori sia in Italia sia negli Usa questo risultato non sarebbe stato mai raggiunto".

Secondo il segretario generale della Uil per guardare al meglio in direzione del futuro "le multinazionali devono iniziare ad investire in Italia e non procedere con politiche che a volte assomigliano a delle rapine. Bisogna inserire delle norme che tutelino i nostri gioielli di famiglia per evitare che alcune multinazionali arrivino nel nostro Paese solo per portare all'estero il nostro 'know how', lasciandoci idisoccupati. Bisogna prevede delle penalità per chi si comporta in questo modo e decide di andarsene".

Uno dei casi più emblematici, rileva Barbagallo, è quello della Cisa, il gruppo che produce chiavi e serrature, ora anche elettroniche, di proprietà della società Usa Ingersoll Rand e che vuole delocalizzare gran parte della produzione: "Vogliono chiudere e portare via il 'know how' nonostante Cisa realizzi profitti ma non quanto vorrebbero. Ora si chiudono anche le aziende che fanno profitto".

E non si può guardare al futuro del Paese senza guardare al Mezzogiorno: "Il Sud per forza deve essere il nostro futuro. Fisicamente il Nord, se ci sarà una ripresa, non reggerà la crescita perché è troppo intasato. La crescita italiana è sempre stata bassa perché non si è mai riuscito ad espandere l'economia su tutto il territorio. Nel Sud ci sono aziende che hanno le capacità imprenditoriali per cogliere le opportunità con ottimismo. Bisogna creare le condizioni perché emergano queste capacità", sottolinea Barbagallo.

Prima di far nascere la Silicon Valley, negli Stati Uniti, osserva il leader della Uil, "sono state create le infrastrutture, una rete di servizi. In Italia, solitamente, si è sempre privilegiato la Cattedrale nel Deserto e poi si è pensato alle infrastrutture e alle reti". Ora si parla di banda ultralarga "vedremo come le cose procederanno".

Il presidente Usa Barack Obama in sei anni, scandisce Barbagallo, "ha previsto migliaia di miliardi di investimenti per la tecnologia, l'innovazione, la ricerca e le infrastrutture. Negli 'Stati Uniti d'Europa' aspettiamo ancora il piano Juncker e gli investimenti che finora sono soli 'virtuali'. Gli Usa -osserva- stanno preparando la rivoluzione industriale 4.0 mentre noi siamo fermi al palo. Bisogna fare gli investimenti".

In Italia, poi, sottolinea ancora il leader della Uil, "esportiamo ricercatori alla concorrenza. La formazione di un ricercatore costa alla collettività 800 mila euro ma non trovando occupazione in Italia regaliamo le nostre menti all'estero, le regaliamo alla concorrenza. Non ci deve stupire che la Cina, che prima copiava, ora è diventato il paese numero uno a livello mondiale in termini di brevetti. Se non saremmo capaci di trattenere i nostri giovani, nostre menti, lavoreranno per altri e produrranno per altri".

Per far ripartire la crescita, quindi, bisogna puntare, non solo sui giovani, ma anche sul Mezzogiorno e sugli investimenti. "Servono infrastrutture, mettere in sicurezza tutto il territorio e una vera politica dei trasporti. Al Sud siamo al turismo quasi 'fai da te'. Le infrastrutture non ci sono e non usiamo le risorse che ci sono. Bisogna creare le condizioni affinché emergano le capacità imprenditoriali che ci sono nel Sud. Se non ci sono le imprese non ci sono i lavoratori e non ci sono i sindacati".

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