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Lavoro: Barbara Enrichi, mestiere attore? meno soldi e poche opportunità

10 luglio 2017 | 13.05
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Barbara Enrichi

"Il mestiere dell’attore è cambiato e nello stesso tempo è rimasto sempre uguale. Sicuramente adesso è più difficile fare questo lavoro. Ci sono sempre meno soldi e quindi meno mercato e opportunità. Gli attori-attrici vengono pagati sempre meno e c’è meno lavoro, quindi è un mestiere di grande soddisfazione e gratificazione quando lavori, ma anche di grande frustrazione quando rimani a lungo fermo". Così, in un'intervista a Labitalia, Barbara Enrichi, attrice di cinema, di teatro, regista, insegnante di recitazione e vincitrice di un premio David di Donatello.

"Che sia un mestiere difficile -ammette- è innegabile proprio per la difficoltà oggettiva di interpretare un personaggio sempre diverso. Molte persone e anche molti attori pensano per sia facile e scelgono la via della notorietà per arrivare al successo, magari in tv. Ma è una fama effimera se non è supportata dallo studio di recitazione e lunghi anni di esperienza in teatro e in cinema".

"Per intraprendere il mestiere dell’attore -chiarisce- è necessario frequentare delle scuole di recitazione e studiare praticamente per tutta la vita. E’ un work in progress. Acquisti esperienza ogni volta che interpreti un personaggio e ti confronti con il pubblico, con i registi e gli attori. Da molto tempo insegno recitazione cinematografica per attori e attrici e a Milano sono docente di Direzione attori per registi al Centro sperimentale di cinematografia della sede Lombardia. Anche io, del resto, mi tengo aggiornata e faccio formazione come attrice: di recente ho partecipato a uno stage sulla commedia dell’arte tenuto dall’attore Tim Robbins e uno stage di recitazione cinematografica tenuto dalla coach Ivana Chubbuck, entrambi americani".

"Per un attore o un’attrice -sottolinea- che vuole fare cinema consiglio di fare prima teatro oppure recitazione teatrale in una scuola dove insegnano le basi della recitazione con esercizi specifici per il corpo, la voce, l’interpretazione. In teatro uguale, ma ti puoi permettere di forzare un po’ interpretazione. Ma la recitazione enfatica e ridondante non si usa più. Quindi è bene essere naturali anche sul palcoscenico. Mentre sul set cinematografico la telecamera è come se cogliesse segretamente uno spaccato di realtà. Le battute devono essere interpretate, quindi l’attore deve avere gli strumenti di formazione di cui parlavamo, ma in modo molto naturale".

"Come insegnante di recitazione cinematografica -confida Barbara Enrichi- ho adottato un motto che mi serve per far capire meglio agli attori come deve essere una scena e il personaggio: 'vivo vero e speciale'. Vivo perché il personaggio, per emozionare lo spettatore, deve essere coinvolto e vivere la scena. Vero perché l’attore o l’attrice devono aspirare alla verità recitativa. E speciale perché passa inevitabilmente attraverso il corpo, la voce, il modo di recitare degli attori e quindi sarà sempre speciale perché unico, come lo siamo tutti noi".

"I canali di comunicazione per il lavoro, o meglio i lavori di cui mi occupo, sono molteplici -fa notare- e diversificati. Soprattutto conta la rete di contatti e persone del settore più ampia possibile. E’ importante come ti presenti o ti proponi: professionalità, serietà, affidabilità e competenza. In un certo senso, sono facilitata perché ho molte competenze tecniche teatrali e cinematografiche oltre a quelle recitative e un’esperienza trentennale. Inoltre, ognuno di noi usa le armi più adatte, per esempio quelle della simpatia per alleggerire lo stress lavorativo. Segreti non ce ne sono. Semmai: studiare, studiare, studiare e usare le proprie competenze e inclinazioni per migliorare il lavoro".

"La mia passione per il teatro -racconta- nasce molto tempo fa, nel 1983 a Tavarnelle Val di Pesa, un piccolo paese nel cuore del Chianti, sulle colline fra Firenze e Siena. Ho partecipato a un laboratorio di recitazione con quello che sarebbe diventato il mio maestro: Ugo Chiti. Con il gruppo di teatro abbiamo costituito la Compagnia Arca Azzurra e iniziato le tournée di spettacoli scritti da Ugo Chiti, nostro regista e drammaturgo. Da lì è cominciata l’avventura e la passione, che ancora mi sostiene, diventando anche un lavoro da professionista. Con gli spettacoli teatrali di Ugo Chiti ho interpretato molti personaggi nell’arco di più di quindici anni, formandomi come attrice".

"Durante la mia collaborazione con Chiti -ricorda- e con la rappresentazione degli spettacoli in teatri sempre più prestigiosi, sono stata notata da Francesco Nuti e da Alessandro Benvenuti che mi hanno chiamata per interpretare ruoli per i loro film. In particolare, ricordo il giorno in cui Alessandro Benvenuti mi chiamò a Roma per affidarmi il ruolo di Cinzia nel film 'Benvenuti in casa Gori', come uno dei più belli e importanti della mia carriera. Sul copione con la copertina grigia argento era segnato il mio nome con accanto il ruolo che avrei interpretato".

"Probabilmente -ammette Barbara Enrichi- quel giorno di primavera inoltrata ha segnato l’inizio della mia carriera cinematografica, perché l’interpretazione del ruolo della fidanzatina di Massimo Ceccherini mi ha dato l’opportunità di entrare nel mondo del cinema e di recitare come co-protagonista con un gruppo di attori di grande levatura. Proseguita poi con Leonardo Pieraccioni con i film 'I laureati', 'Il ciclone' e 'Fuochi d’artificio'. Ricordo con piacere il giorno in cui ho vinto il Premio David di Donatello per il ruolo di Selvaggia nel film 'Il ciclone'. Non mi aspettavo di vincere un premio così prestigioso ed è stata una sorpresa molto gratificante".

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