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Bassetti: "Su lockdown non vaccinati insultato e minacciato"

05 luglio 2021 | 15.05
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L'infettivologo dopo le reazioni social: "Ho detto una cosa logica". E aggiunge: "Per convincere i no-vax, regolamentare ogni attività con il Green pass"

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Dopo le affermazioni in merito a un eventuale nuovo lockdown per i non vaccinati, "mi hanno massacrato con insulti e minacce, altro che scorta! Devo averne due di macchine di scorta, adesso". Così Matteo Bassetti, primario di Malattie infettive all'ospedale San Martino di Genova, commenta le reazioni social a quanto da lui affermato giorni fa all'Adnkronos Salute. "Hanno bersagliato unicamente me accusandomi di istigare all'odio. Ma che istigo all'odio! Io ho semplicemente detto che oggi non parlerei di lockdown perché è prematuro e troppo allarmistico, ma ho detto una cosa logica: se dovrà esserci un lockdown o una restrizione, è evidente che riguarderà chi non è vaccinato", ribadisce.

"Non è che io dico cose diverse da quello che fanno gli altri - chiarisce l'infettivologo - Chi andrà a scuola in presenza nel momento in cui ci sarà circolazione di virus? Ci andrà chi è vaccinato e chi non è vaccinato farà la Dad. Mi pare talmente logico...".

Commentando l'obiettivo dell'80% di popolazione vaccinata contro Covid-19 che secondo il generale Figliuolo sarà raggiunto entro settembre, Bassetti spiega: "Mi risulta che ci siano un 25-30% di italiani che non si sono prenotati" per il vaccino. "Io non mi aspettavo di avere un Paese con così tanti no-vax. Avevo predetto che avremmo avuto tante persone che non si sarebbero vaccinate, ma che addirittura rappresentassero un quarto degli italiani no". "Non dimentichiamoci - sottolinea Bassetti - che arrivare all'80-85% degli italiani vaccinati vuol dire arrivare a quasi il 90% degli italiani vaccinabili, perché non dimentichiamoci c'è una parte di italiani che non può vaccinarsi".

GREEN PASS PER TUTTO

Come convincerli? "Io credo che il modo migliore per convincere sia quello duro, ma la politica ci metta la faccia perché la verità - afferma l'infettivologo - è che oggi la politica ha una posizione, secondo me tutta, da destra a sinistra, non chiara sui vaccini. Qualcuno ha preso delle posizioni molto chiare, altri sono lì che dicono 'se non vuoi vaccinarti non vaccinarti', invece - insiste Bassetti - secondo me si deve arrivare a un punto in cui si dice alla gente: 'non ti vaccini? E allora noi mettiamo il Green pass'. D'altronde, se tu vuoi prendere un aereo oggi come lo prendi? Con il Green pass. Se vuoi andare all'estero come ci vai? Col Green pass. Noi dobbiamo far diventare a livello italiano quello che oggi il Green pass oggi rappresenta al livello europeo: ogni attività deve essere regolamentata dal Green pass. E questo è uno strumento per incentivare chi non si è vaccinato".

"Noi - analizza Bassetti - abbiamo preso in una prima fase tutti quelli che erano entusiasti di vaccinarsi perché sapevano che la malattia o li ammazzava o li rendeva pesantemente inabili: gli anziani. Poi abbiamo preso gli entusiasti del vaccino, giovani e non, che hanno capito che in qualche modo rappresentava una risposta ai 100mila morti e più che abbiamo avuto in Italia. Poi abbiamo preso i ragazzi delle scuole tra i 12 e 16 anni, che sono stati ovviamente influenzati molto dai loro genitori che gli hanno spiegato che era un bene che si vaccinassero. Adesso gli argomenti sono finiti".

"Io dico: torniamo a fare campagne informative, diamoci da fare più di quanto non abbiamo fatto fino ad oggi e probabilmente un altro 3-4% lo recuperiamo però - avverte l'infettivologo - poi arriveremo a quello zoccolo duro che l'unico modo che hai per convincerlo è arrivare a metodi coercitivi. E per coercitivi non intendo l'obbligo, ma arrivando al punto che senza vaccino certe cose non le fai più: al cinema non ci entri, allo stadio non ci entri, a scuola non ci entri ma ti faccio la Dad. Attenzione - chiarisce Bassetti - nessuno toglie diritti a nessuno. Si tratterebbe semplicemente di usare il Green pass, quindi non c'è solo la vaccinazione: c'è anche la pregressa infezione e c'è anche il tampone".

MEDICI NO-VAX

"Molto inquietante il no al vaccino dei sanitari. Ma questo dimostra che nel nostro Paese ci sia bisogno di tornare a fare cultura medica che, secondo me, non è adeguata", afferma Bassetti, auspicando per i camici bianchi un aggiornamento continuo, ma certificato. Come per la patente di guida. "Questo riguarda molto anche il sistema universitario sanitario - osserva - Siamo molto indietro rispetto al resto d'Europa su questo. Io credo che questo" rifiuto del vaccino "dimostri che a livello generale ci sia un livello culturale non altissimo. Perché quando gli argomenti contro i vaccini sono quelli che vedo che viaggiano con il movimento no-vax, a me non fanno paura perché non hanno un argomento scientifico. E riescono a far leva su chi ha un basso livello culturale nell'ambito della medicina".

Secondo l'infettivologo, bisognerebbe puntare di più sulla formazione continua dei medici. "Noi - ricorda - abbiamo fatto una legge con l'Ecm per dire che tutti i medici dovevano tornare a fare dell'aggiornamento. Non è possibile che uno si laurei nel 1966 o nel '70 e faccia il medico per 50 anni senza che nessuno gli abbia chiesto mai di aggiornarsi. Certe cose che ha studiato sui libri negli anni 70 oggi non si fanno più o sono vecchie". "Noi in Italia abbiamo un sistema che non è adeguato da questo punto di vista - ripete Bassetti - Gli Ordini professionali poverini fanno il loro ruolo, ma dovrebbe esserci un ente che controlla. Prendi una specialità? Ogni 5 anni, come avviene negli Stati Uniti, fai un update e dimostri di averlo fatto, ma non com'è in Italia con i crediti presi così. Io mi laureo, mi specializzo e c'è bisogno che qualcuno ogni 5 anni come per la visita della patente controlli che io sono aggiornato su quelle che sono le novità". "Se no poi - attacca l'infettivologo - si arriva a situazioni come quelle in cui gente che non ha mai letto un articolo o fatto ricerca si permette di dire a Burioni che è un ladro, a Bassetti che non capisce niente semplicemente perché lavora per sentito dire. Ci sono molti miei colleghi che si aggiornano su Google o su Facebook".

PFIZER E VARIANTE DELTA

Quanto ai nuovi dati israeliani secondo cui il vaccino anti-Covid di Pfizer/BioNTech proteggerebbe contro la variante Delta solo al 64%, Bassetti invita a "prendere tutto con le pinze". "Prima di dire che tutto va male aspettiamo di vedere questi dati pubblicati, confermati su un noto campione, perché - ricorda Bassetti - fino a prova contraria abbiamo dei dati già pubblicati che ci dicono che invece non è così, quindi farei un po' attenzione. I dati inglesi di pochi giorni fa parlavano di un'efficacia al 90-95%" del vaccino Pfizer contro la variante Delta.

"Una rondine non fa primavera, così come un dato - avverte Bassetti - non può sfiduciare quello che abbiamo detto fino ad oggi rispetto a un'esperienza inglese molto più grande rispetto a quella di Israele. Non che io abbia dei dubbi su quello che dice Israele", precisa l'esperto, "però - insiste - sono due dati che mi pare siano un po' in contrasto l'uno con l'altro".

Ma "se così fosse, se questi dati fossero confermati - osserva l'infettivologo - urge evidentemente una presa di posizione su un'eventuale terza dose che copra dalla variante. Certamente - conclude Bassetti - non cambierei niente di quello che abbiamo fatto fino a oggi, anche perché non avrebbe senso. Continuiamo a mantenere le restrizioni al chiuso, continuiamo a vaccinare come abbiamo fatto fino a oggi. Altre cose non se ne possono fare".

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