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Bce lascia tassi invariati a minimo storico Inflazione, Draghi: "Pronti a intervenire"

08 maggio 2014 | 15.56
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La Bce ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rispettivamente allo 0,25%, allo 0,75% e allo 0,00%.

"C'è stata una discussione" all'interno del Consiglio sulla decisione di lasciare invariato il costo del denaro, ha riferito il presidente della Bce Mario Draghi, aggiungendo che si tratta di una 'preview' della discussione che ci sarà al prossimo Consiglio.

"La ripresa moderata sta proseguendo" nell'Area euro, nel primo trimestre e all'inizio del secondo. E' l'indicazione che arriva poi dallo stesso Draghi, che sull'inflazione dice: resterà bassa, "fermamente ancorata nel medio periodo" e i prezzi "risaliranno solo lentamente". In ogni caso la Bce monitora "molto attentamente" gli sviluppi dell'inflazione ed "è pronta ad agire velocemente". Infatti il Consiglio direttivo, oltre a confermare "un alto livello di politica monetaria accomodante", è "unanime" nell'impegno a usare "strumenti non convenzionali" se dovesse prolungarsi l'attuale periodo di bassa inflazione. "Non siamo rassegnati ad accettare questo livello di inflazione", ribadisce Draghi, aggiungendo che la decisione di utilizzare strumenti non convenzionali potrà essere valutata dopo la diffusione delle nuove stime all'inizio di giugno.

Nell'Eurozona "restano rischi al ribasso" in uno scenario sul quale grava la minaccia delle "tensioni geopolitiche" e l'andamento dei prezzi dell'energia. Tra gli altri fattori che accanto ai "rischi geopolitici" rischiano di incidere negativamente sulla crescita, Draghi ha citato: "gli sviluppi nei mercati finanziari globali e nei mercati delle economie emergenti" che "potrebbero avere il potenziale di incidere negativamente sulle condizioni economiche". Altri rischi al ribassso, ha rilevato, "includono una domanda interna più debole delle attese e un'insufficiente attuazione delle riforme strutturali nei Paesi della zona euro, come anche una più debole crescita dell'export".

Ma "guardando avanti la domanda interna - ha rilevato Draghi - dovrebbe continuare a essere supportata da una serie di fattori", tra questi una politica monetaria accomodante, un miglioramento delle condizioni finanziarie, i progressi nel consolidamento dei conti e le riforme strutturali e gli sviluppi nei prezzi energetici, ha spiegato Draghi. Allo stesso tempo però la disoccupazione della zona euro resta "alta" e "i necessari aggiustamenti sui bilanci dei settori pubblici e privati continua a pesare sul ritmo della ripresa economica", ha aggiunto.

"Sebbene i mercati del lavoro si siano stabilizzati e mostrino i primi segnali di miglioramento, la disoccupazione delal zona euro resta alta e in generale la capacità inutilizzata è significativa", dice ancora Draghi il quale sottolinea come "l'andamento del cambio dell'euro non è un obiettivo" della politica della Bce "ma è un importante fattore economico per il suo impatto sui prezzi delle importazioni: e in un contesto di bassa inflazione è un motivo di forte preoccupazione".

"Non è mai una buona policy che può generare crescita, infrangere regole che ci sono o posporre riforme strutturali", risponde infine il presidente della Bce a una domanda sulla possibilità che i Paesi membri non rispettino i limiti previsti sul debito o il deficit. Draghi fa riferimento, in particolare, a quanto fatto da Francia, Germania e Italia all'inizio degli anni 2000: "Infrangendo le regole hanno causato mancanza di credibilità per queste stesse regole".

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