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Bce, lasciati tassi invariati allo 0,25% Draghi: possibili misure non convenzionali

03 aprile 2014 | 16.26
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La Bce ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rispettivamente allo 0,25%, allo 0,75% e allo 0,00%.

MISURE NON CONVENZIONALI - "Nel consiglio direttivo oggi abbiamo discusso anche di un possibile allentamento monetario", dice il presidente della Bce Mario Draghi in conferenza stampa. Draghi riconosce come quella sull'unanimità del Consiglio direttivo nell'impegno a ricorrere anche a misure non converzionali contro un periodo troppo prolungato di bassa inflazione sia una "frase chiave" nel comunicato conclusivo della riunione. Tuttavia, ricorda il presidente della Bce, "non abbiamo ancora finito con le misure convenzionali".

ACQUISTO DI BOND - C'è anche l'acquisto di bond tra le opzioni di cui dispone la Bce. Fra queste, spiega il presidente Mario Draghi, è "incluso il quantitative easing", ovvero l'acquisto di titoli finanziari.

"Non ne avevamo discusso lo scorso mese nello specifico, ma lo abbiamo fatto questo mese", spiega Draghi riferendosi al 'quantitative easing'. E questo, aggiunge, perchè "è abbastanza ovvio che guardiamo con attenzione al prolungarsi della bassa inflazione", dato che "più è lungo il periodo e più è alto è il rischio nel medio lungo termine". Per questo "ne abbiamo discusso", insiste Draghi.

CRESCITA, INFLAZIONE E DISOCCUPAZIONE - Si conferma, dice Draghi, nell'Area Euro "una crescita moderata" ma "restano rischi al ribasso" per la crescita. Mentre "resta alta la disoccupazione" nell'area Euro ma il mercato del lavoro "sta dando i primi segnali di miglioramento". In questo scenario, Draghi ribadisce la sua ricetta di politica economica: vanno utilizzate "misure che siano favorevoli alla crescita ed evitino effetti distorsivi dal punto di vista fiscale".

La Bce, aggiunge il presidente dell'Eurotower, conferma "la previsione di un leggero rialzo dell'inflazione ad aprile. Nei mesi seguenti l'inflazione resterà bassa prima di salire in 2015 e di avvicinarsi al 2% verso la fine del 2016".

La Bce, assicura Draghi, "monitora da vicino" la situazione, soprattutto in riferimento alla bassa inflazione, ed è "pronta a mettere in campo ogni strumento necessario, all'interno del suo mandato, che è quello di tenere l'inflazione sotto ma vicina al 2%.

Inoltre, motiva Draghi, "quest'anno Pasqua cade molto più tardi" che nel 2013 e siccome "intorno a Pasqua la spesa per i servizi sale" questo spiega perché "il dato marzo sull'inflazione è stato più basso e quello di aprile sarà più alto". Comunque, ribadisce, "l'inflazione di marzo allo 0,5% è stata una vera sorpresa".

Mentre il Consiglio della Bce "non vede un aumento dei rischi" tali da comportare deflazione. C'è, evidenzia Draghi, "differenza rispetto al Giappone anni novanta e primi anni duemila". Ma, puntualizza, "questo non significa che il Consiglio debba restare indifferente".

RIFORME - Il quadro dell'area Euro richiede "un complesso pacchetto di misure" a livello di singoli Stati e "in testa ci sono le riforme strutturali" perchè "molto dei problemi dell'area Euro sono strutturali".

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