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Bce, possibile forte ripresa nel 2022 ma attenti a spread e inflazione

17 febbraio 2022 | 10.49
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(FILES) This file photo taken on November 27, 2019 shows the President of the European Central Bank (ECB) Christine Lagarde addressing journalists during a press conference in Frankfurt am Main, western Germany. - Christine Lagarde delivers her first monetary policy announcements as ECB president on Thursday, December 12, 2019, with observers set to scrutinise every word for hints of the bank's future direction at a time of stuttering eurozone growth. (Photo by Daniel ROLAND / AFP) - AFP

Dopo la crisi legata al Covid, "la ripresa dell’economia dell’area dell’euro prosegue e il mercato del lavoro sta migliorando ulteriormente, grazie all’ingente sostegno delle politiche economiche" ma è "probabile che la crescita rimanga contenuta nel primo trimestre del 2022, dato che l’ondata pandemica in corso continua a gravare sull’attività economica". E' moderatamente ottimista lo scenario tracciato dalla Bce nel suo Bollettino Economico, in cui prevede che "oltre il breve periodo, nell’area dell’euro la crescita dovrebbe registrare un forte recupero durante il 2022, trainata da una vigorosa domanda interna".

Infatti, si spiega, se restano "sostanzialmente bilanciati i rischi per le prospettive economiche nel medio periodo" l’economia dell'area "potrebbe registrare una ripresa più vigorosa delle aspettative se le famiglie, grazie alla maggiore fiducia, risparmiassero meno rispetto alle attese".

A pesare su questa fiducia, in sintesi, potrebbero essere "le tensioni geopolitiche che sono aumentate", ma soprattutto l'impatto di una inflazione che ha sorpreso - per loro stessa ammissone - gli esperti di Francoforte.

Rispetto alla valutazione fatta dal Consiglio direttivo della Bce a dicembre scorso, oggi "i rischi per le prospettive di inflazione sono orientati al rialzo, in particolare nel breve periodo" e "se le pressioni sui prezzi si traducessero in aumenti salariali maggiori di quanto anticipato, o se l’economia tornasse più rapidamente alla piena capacità produttiva, l’inflazione potrebbe collocarsi su livelli più alti". Peraltro, si ricorda, "i costi dell’energia persistentemente elevati, inoltre, potrebbero frenare più del previsto i consumi e gli investimenti" mentre "i tempi di risoluzione delle strozzature dal lato dell’offerta rappresentano un rischio ulteriore".

Nella sua valutazione la Bce ritiene complessivamente "probabile che l'inflazione si mantenga nel breve periodo elevata più a lungo rispetto alle precedenti attese, per poi ridursi nel corso del prossimo anno", anche se - si ammette - "il ruolo dei fattori temporanei connessi alla pandemia implichi che la persistenza di tali aumenti resti incerta".

Finota le aspettative di inflazione a più lungo termine ricavate dai mercati "si sono mantenute sostanzialmente stabili, su tassi appena inferiori al 2 per cento": la speranza è di una "moderazione nella dinamica dei prezzi dell’energia nel corso del 2022" mentre dovrebbero anche "attenuarsi le pressioni sui prezzi dovute alle strozzature a livello mondiale".

Ma l'andamento dell'inflazione - come testimoniato anche dalle più recenti dichiarazioni dei vertici dell'Eurotower - sta aumentando la pressione per un rialzo anticipato dei tassi: nel Bollettino si conferma infatti come sui mercati gli indicatori indicano "una significativa rivalutazione delle aspettative di rialzo dei tassi da parte degli operatori". Nel complesso - si spiega - la data di rialzo del tasso di riferimento implicita nei mercati finanziari "è stata anticipata al terzo trimestre del 2022, rispetto alla fine del 2022, data attesa al tempo della riunione del Consiglio direttivo di dicembre".

E un rialzo dei tassi avrebbe inevitabilmente un impatto (di entità ancora sconosciuta) sui rendimenti del debito sovrano. Finora, spiega Francoforte, anche se di recente "i rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine sono aumentati, rispecchiando sostanzialmente l’andamento dei tassi nominali privi di rischio, nel complesso, sono state contenute, le variazioni" degli spread fra titoli 'sicuri' come quelli tedeschi e la media dell'Eurozona. Rispetto a quest'ultima media, si sottolinea, il differenziale con i nostri Btp è "cresciuto di circa 7 punti base". Un atteggiamento cauto che potrebbe riflettere un certo miglioramento della propensione al rischio, in un contesto caratterizzato dall’attenuarsi dei timori per la variante Omicron".

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