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Bellezza: contro 'scheletrizzazione' viso arriva la bio-rivolumetria

23 maggio 2015 | 11.18
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L'invecchiamento del viso interessa tutti gli strati che lo compongono, dalla struttura ossea ai vari tessuti molli. Ecco come contrastare l'effetto 'teschio'. Molti vip nella trappola di botulino e bisturi estremo

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Non solo rughe, tessuti cadenti e macchie. Con l'età il viso rischia una 'scheletrizzazione'. Il processo di invecchiamento del viso interessa tutti gli strati che lo compongono, dalla struttura ossea ai vari tessuti molli. Nel corso degli anni, quello che si manifesta più precocemente è il riassorbimento del tessuto osseo, maggiore in alcune aree piuttosto che in altre: questo porta a un effetto di 'appiattimento', spesso lamentato dalle donne sulla zona frontale e quella delle guance.

"Il risultato è un 'effetto scheletrizzazione', con uno squilibrio fra pelle in eccesso e riduzione del grasso che essa contiene. Risultato? Perdita della tridimensionalità del viso e comparsa di rughe e pliche", spiega Andrea Alessandrini, specialista in Chirurgia vascolare, medicina e chirurgia dermo-estetica e docente della Scuola internazionale di medicina estetica della Fondazione internazionale Fatebenefratelli di Roma.

"Dal punto di vista terapeutico - ha aggiunto l'esperto in occasione del congresso della Società italiana di medicina estetica (Sime) - bisognerà effettuare un accurato studio fisiognomico del viso e ripristinare una corretta distribuzione dei volumi, intervenendo sulle aree che si presentano maggiormente ipotrofiche. Da poco è stato messo a punto un nuovo metodo in medicina e chirurgia estetica che prende il nome di Bio-Rivolumetria; la parola è sinonimo di volumizzazione e rigenerazione".

L'obiettivo è quello di associare a una semplice azione volumetrica, una forte azione di rigenerazione. In altre parole un trattamento anti-ageing vero e proprio. Ciò è possibile grazie all'utilizzo di speciali formulazioni a base di acido ialuronico purissimo, privo di residui proteici e solventi. Quando si inietta il biorivolumetrico a varie profondità nell'ipoderma, non solo si induce un effetto fisico volumetrico, ma si innesca un'azione biologica di stimolazione sui recettori Cd44 delle cellule mesenchimali staminali, determinando un aumento del processo dell'adipogenesi e quindi una produzione di nuovo tessuto adiposo. Dalle ricerche effettuate - conclude - questo incremento del tessuto adiposo si aggira sul 10-15%".

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