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Benigni a Trastevere: "La perdita di Troisi ha lasciato un vuoto incolmabile"

10 giugno 2016 | 21.56
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"Non c'è altro posto dove sarei voluto essere stasera che non fosse questo. Vorrei fare un balletto per la felicità. Questi ragazzi hanno fatto una rivoluzione bellissima e l'hanno fatta tutti insieme. Io sono uno di loro: sono il ventitreesimo ragazzo del cinema America (Video). Quello che hanno fatto sarebbe un soggetto bellissimo per un film, una cosa meravigliosa per il cinema che è spesso così vilipeso". Così Roberto Benigni al suo arrivo in un'affollata piazza San Cosimato a Trastevere per presentare la proiezione della versione restaurata di 'Non ci resta che piangere'.

"L'altro motivo per cui sono qui è Massimo Troisi - ha detto Benigni - un bell'attore, un bel regista e anche un bell'uomo. La sua è stata una perdita, un vuoto incolmabile. Con lui c'era un'amicizia e un amore speciali che raramente capitano. Quando eravamo insieme ci divertivamo moltissimo, bastava che ci guardassimo e ridevamo. Eravamo molto giovani e abbiamo deciso di condividere questa felicità in un film, che rivedrò stasera perché da allora non l'ho più rivisto", ha detto Benigni alla platea piena di giovani tra i quali c'erano anche il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini con la moglie, Michela De Biase e il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

"Il cinema non è mai d'evasione perché il cinema che piace è quello che turba. Anche se questo è un film leggero, di purezza e di allegria", ha aggiunto il comico toscano che ha scelto proprio questo film per la proiezione, organizzata organizzato nell'ambito del Festival 'Trastevere rione del cinema', che festeggia la consegna della Sala Troisi all'Associazione del cinema America, dopo la vittoria del bando. "Ma anche un film leggero emana radiazioni, bisognerebbe vederlo con lo scafandro", ha sottolineato.

"Quando si spegne la luce nel cinema - ha proseguito Benigni - è come quando si chiudono gli occhi prima di dormire: si inizia a dormire. Ci sono delle scene di questo film che non riuscivano a girare per quanto ridevamo: la scena del fiorino, quella del cavallo, quella di 'ricordati che devi morirei e quella di Da Vinci che dice '33, 33, 33'... Lo abbiamo diretto insieme ma ognuno aveva il suo linguaggio: lui le scene fisse e io quelle in movimento... E così abbiamo fatto. D'altronde i registi ci insegnano a guardare... Per questo di solito è fatto da persone pure, perché chi ha qualcosa da nascondere non può svelare niente", ha concluso Benigni.

E ha chiuso il suo intervento con la poesia che scrisse in morte di Massimo Troisi. "Chissà cosa teneva int a capa. Per lui non vale quello che si dice del Papa: morto un Troisi non se ne fa un altro...".

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