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Fumo: 'bionde' per 1 mld di adulti nel mondo, in Italia 11,6 mln

03 febbraio 2020 | 17.14
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Rosen (Tel Aviv): '1 mld morti questo secolo, device per smettere siano gestiti da medici e inaccessibili a giovani'

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Un miliardo di adulti nel mondo fuma, secondo le ultime stime. E se nei prossimi anni ci si attende un certo calo della prevalenza del tabagismo (dal 22 al 19%), da qui al 2025 il numero totale dei fumatori dovrebbe restare lo stesso, a causa dell'aumento della popolazione mondiale. E in Italia? I fumatori sono 11,6 milioni: più di un connazionale su cinque (7,1 mln uomini, 4,5 mln donne). E' la 'fotografia' emersa a margine della Conferenza internazionale sulla riduzione del danno nelle malattie non trasmissibili, in corso a Parigi.

A preoccupare gli specialisti è (anche) la crescita delle donne che fumano. Nel nostro Paese le fumatrici sono aumentate soprattutto nelle regioni del Sud (22,4%, contro il 12,1% al Centro e il 14% al Nord). E se nell'incontro di Parigi sono state sottolineate da più parti le difficoltà di riuscire a dire addio alle 'bionde', gli ex fumatori sono circa il 12,1% della popolazione italiana. "Smettere di fumare è davvero importante. Nel secolo scorso abbiamo avuto 100 milioni di morti nel mondo legate al tabacco e per questo secolo le cose non andranno meglio: avremo un miliardo di decessi correlati al fumo", prevede Laura Rosen del Department of Health Promotion della Tel Aviv University (Israele).

"Oggi - aggiunge Rosen - sappiamo che i danni da fumo sono collegati alla combustione e abbiamo a disposizione diversi device pensati per aiutare a smettere. Farlo, infatti, aumenta fino a 10 anni l'aspettativa di vita. Ma quanto sono efficaci i device disponibili? Una metanalisi di 61 studi ha mostrato che, con le terapie sostitutive a base di nicotina, dopo 4 anni il 14% di chi aveva tentato era riuscito a smettere. Un risultato c'è, ma tutto sommato migliorabile. La nicotina è la sostanza che causa dipendenza, ma i danni sono causati dalla combustione. Occorre trovare nuove tecnologie per somministrare nicotina in modo più sicuro, tecnologie gestite dai medici e inaccessibili ai giovanissimi".

"Da medico non posso che invitare i miei pazienti a smettere - interviene Peter Harper, oncologo britannico già direttore dell'Oncologia del Guy's, King's and St. Thomas Hospital di Londra - ma so bene che si tratta di un'impresa complessa: smettere definitivamente non è facile. Se raccomando ai miei pazienti di indossare il casco sulle piste da sci, non faccio che ridurre il loro rischio. E come medico ora ho degli strumenti per ridurre i danni legati al tabagismo".

Quale messaggio dunque dare alla popolazione? E che ruolo possono avere le sigarette elettroniche? "Bisogna smettere di fumare – raccomanda Rosen - implementare le politiche di contrasto, tutelare i giovanissimi e contrastare il fumo passivo. Ma i dati che abbiamo sulle e-cig a tabacco riscaldato ci dicono anche che questi prodotti espongono in modo sostanzialmente ridotto alle sostanze tossiche".

"Occorrono più dati a lungo termine per valutare appieno le sigarette elettroniche, e bisogna poterle confrontare con quelle tradizionali e con il fatto di non fumare. Oggi - conclude - la mia raccomandazione è quella di smettere di fumare al più presto, ma in linea di principio sono favorevole alla riduzione del danno".

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