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Blitz antiterrorismo, colpita rete fondamentalista attiva in Italia

24 aprile 2015 | 08.23
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L’indagine della polizia, diretta dalla Procura distrettuale di Cagliari, coinvolge le Digos di sette province. Dalle intercettazioni risulta che due membri dell’organizzazione hanno fatto parte della rete di fiancheggiatori di Bin Laden. Alcuni indagati sono responsabili di diversi attentati in Pakistan, compresa la strage nel mercato di Meena Bazar. Sanzioni contro i foreign fighters e lista nera dei siti jihadisti, il decreto antiterrorismo. Appello al-Qaeda ai 'lupi solitari', attaccate l'Occidente

Maxiblitz contro una cellula di Al Qaeda attiva in Italia. Sono nel complesso 10 gli arrestati nell'ambito della vasta operazione antiterrorismo della Polizia in sette province italiane. In manette sono finiti gli appartenenti a un'organizzazione terroristica internazionale, che aveva sposato un progetto di lotta armata contro l'occidente. La base operativa si trovava in Sardegna.

Tra gli obiettivi dei terroristi c'era anche il Vaticano. Secondo quanto ricostruito, nel marzo 2010 arrivò in Italia un kamikaze pachistano che venne immediatamente individuato dalla Digos di Sassari. La polizia fece delle perquisizioni che costrinsero l'organizzazione a far espatriare il terrorista. Dalle conversazioni intercettate emerge che era in preparazione un attentato in Vaticano.

Dall’indagine, diretta dalla Procura distrettuale di Cagliari e coordinata dal Servizio Centrale Antiterrorismo della Direzione centrale della Polizia di prevenzione - che ha permesso di sgominare il network fondamentalista - sono emerse intercettazioni dalle quali risulta che due membri dell’organizzazione hanno fatto parte della rete di fiancheggiatori che in Pakistan proteggevano Osama Bin Laden.

Nei propositi della rete sgominata dalla Polizia c'erano anche progetti di insurrezione contro l'attuale governo in Pakistan: la strategia era quella di intimidire la popolazione locale e costringere il governo pakistano a rinunciare al contrasto alle milizie talebane e al sostegno delle forze militari americane in Afghanistan.

Gli investigatori del Servizio Centrale Antiterrorismo hanno riscontrato che alcuni degli indagati sono responsabili di diversi attentati e sabotaggi in Pakistan, compresa la strage nel mercato di Meena Bazar di Peshawar del 28 ottobre 2009, quando un'esplosione uccise più di 100 persone.

L’attività investigativa della Polizia ha permesso di riscontrare che l’organizzazione alimentava la rete criminale con il traffico di migranti, introducendo illegalmente sul territorio cittadini pakistani o afghani che in alcuni casi venivano anche destinati verso alcuni Paesi del nord Europa.

Per eludere la normativa che disciplina l’ingresso o la permanenza in Italia di cittadini extracomunitari, gli indagati utilizzavano sistemi semplici e collaudati: in alcuni casi facevano ricorso a contratti di lavoro con imprenditori compiacenti in modo da poter ottenere i visti di ingresso. In altri casi percorrevano la via dell’asilo politico facendo passare gli interessati, attraverso documenti falsi e attestazioni fraudolente, per vittime di persecuzioni etniche o religiose.

L’organizzazione forniva supporto logistico e finanziario ai clandestini, assicurando loro patrocinio verso i competenti uffici immigrazione, istruzioni sulle dichiarazioni da rendere per ottenere l’asilo politico, apparecchi telefonici e sim, contatti personali. Inoltre l'organizzazione arrivava a prendere circa 6mila euro per ogni extracomunitario fatto entrare illegalmente nello Stato italiano, soldi con i quali venivano finanziate le attività terroristiche in Pakistan.

A carico del gruppo c’è anche l’accusa di aver ucciso una donna che si rifiutava di seguire il fondamentalismo islamico. Il cadavere della vittima però non sarebbe mai stato trovato. "E’ stata un'indagine lunga e difficile, soprattutto per la lingua”, hanno sottolineato il procuratore distrettuale di Cagliari, Mauro Mura, il pm titolare dell’inchiesta, Danilo Tronci, e il capo della Digos di Sassari Mario Manca.

La difficoltà maggiore, ha riferito il poliziotto della Digos Mario Manca, è stata “quella di trovare traduttori capaci di interpretare la lingua, soprattutto quando i terroristi venivano sollecitati a parlare la lingua pashtu, di difficile comprensione. Abbiamo risolto il problema con una squadra di traduttori fedeli e competenti. Senza di loro non avremo fatto nulla".

In mattinata nove le persone finite in manette con altre nove, destinatarie dell'ordinanza, sfuggite all'arresto e ricercate. Imitias Khan, 40 anni, nato a Swabi (Pakistan), Sultan Wali Khan, 39 anni, nato a Peshawar (Pakistan) e Siddique Muhammad, 37 anni, nato a Swabi (Pakistan) sono stati arrestati a Olbia mentre Niaz Mir, 41 anni, nato a Tordjer (Pakistan), è stato arrestato a Roma. Yahya Khan Ridi, 37 anni, nato a Laghman (Afghanistan), è stato arrestato a Foggia, Ul Haq Zaher, 52 anni, nato a Mardan in Pakistan è stato arrestato a Sora, Hafiz Muhammad Zulkifal, 42 anni, nato a Swabi (Pakistan) è stato arrestato a Verdellino, Zubair Shah, 39 anni nato in Pakistan e Sher Ghani, 57 anni, originario di Swabi sono stati arrestati a Civitanova Marche. Nel tardo pomeriggio, la Polizia di Stato di Macerata ha arrestato nel pomeriggio il decimo componente dell’organizzazione, un 46enne pakistano.

Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di strage, associazione a delinquere con finalità di terrorismo, associazione a delinquere finalizzata alla commissione di delitti volti a favorire l'illegale ingresso e soggiorno in Italia di cittadini extracomunitari.

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