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Blue Whale, psicologa: "Genitori colgano i segnali di disagio"

31 maggio 2017 | 17.24
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(Fotogramma)

“Questo 'gioco' della Blue Whale è la manipolazione che conduce alla morte. La manipolazione di menti deviate su ragazzini non ancora strutturati”. Il gioco del suicidio è una bomba esplosa in quest'ultimo periodo in Italia, dove si indaga su circa 120 segnalazioni.

"Mia figlia vittima della Blue whale", l'esclusiva Adnkronos

Ma come si devono comportare i genitori in questi casi? “ Bisogna stare molto attenti – spiega all'Adnkronos Maria Cristina Passanante, psicologa specialista in psicologia giuridica - e cogliere ogni segnale. Contestualizzare senza però creare oppressione ed inutili allarmismi. Ma questo lo si fa conoscendo realmente i propri figli, le loro abitudini quotidiane".

"Osservare se sopraggiungono dei cambiamenti anche relazionali come diventare più isolati, se sono più attaccati al cellulare o se sono più ansiosi. Quindi per capire se un figlio si è cacciato nei guai sul web -prosegue Maria Cristina Passanante – incastrandosi in situazioni pericolose bisogna banalmente osservare la tipologia dei contenuti che il ragazzo pubblica".

"E se si ha il reale sospetto che il proprio figlio possa essere coinvolto in un gioco macabro -avverte- è importantissimo rivolgersi alla polizia postale e a degli specialisti che sapranno maneggiare l’oceano di dolore e sofferenze che porta con se l’adolescente”.

"Il gioco della Blue whale – prosegue Maria Cristina Passanante – conosciuto anche come 'gruppo del suicidio' o 'gruppo della morte' è gestito da soggetti con la mente deviata. E’ gente malata e distorta che si approfitta delle fragilità adolescenziali con l’obiettivo di adescare i giovani, entrare nella loro testa per plagiarli e manipolare i loro pensieri”.

Non è molto difficile farlo se come nel recente caso di Sara, la quindicenne di Fiumicino, ci si trova davanti una ragazzina sofferente e fragile da un punto di vista emotivo. "La solitudine di una generazione di adolescenti, costantemente connessa su social network, app, chat di messaggistica istantanea – prosegue - crea solo una serie di giovani vulnerabili, carichi di conflitti ed insicurezze". Attraverso l’autolesionismo "spesso i ragazzi manifestano forti disagi e sofferenze della vita".

"Farsi del male attraverso il gioco – conclude Passanante - è visto dagli adolescenti come unica soluzione per alleviare il dolore e le sofferenze della vita, è come volerle dare un senso. Per trovare conforto. Perché vogliono morire ed hanno bisogno di consensi, approvazione e rinforzo. Un adolescente che fa azioni lesive si sente estremamente solo ed invisibile agli occhi degli altri. Dei genitori per prima cosa, distratti o troppo presi dal lavoro o dal bisogno di vivere la loro vita per accorgersi del dolore del figlio. E quindi il ragazzino tenta di sentirsi esistere tramite il bruciore della ferita, cercando anche di lanciare un segnale di allarme". E intanto a Fiumicino, dove è esploso uno dei casi di Blue Whale, il comune e la polizia locale proseguono gli incontri nelle scuole di tutto il territorio per informare gli alunni sul reale pericolo del fenomeno.

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