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Bocconi e Axa, un lab per frenare la she-cession

08 marzo 2021 | 11.08
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Patrick Cohen, ceo del gruppo assicurativo Axa Italia

Secondo il World economic forum, prima della crisi pandemica, il 31,4% del divario medio di genere nel mondo nel 2020 deve ancora essere colmato. Per eliminare questo gap e raggiungere gli obiettivi dell'agenda per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite del 2030, l'evidenza empirica indica che le politiche pubbliche e l’aumento della leadership femminile sono fondamentali. Senza cambiamenti sostanziali delle attuali politiche, l'uguaglianza di genere non sarà raggiunta per altri 99,5 anni.

In tempo di Covid-19, inoltre, a pagare gli effetti della crisi economica sono soprattutto le donne che hanno visto ulteriormente aggravarsi la loro posizione rispetto a quella degli uomini. Le dimensioni più critiche sono le opportunità economiche e l'empowerment politico, in cui solo il 58% e il 23% del divario è stato rispettivamente colmato.

E' questo il contesto che ha spinto l'università Bocconi, il gruppo assicurativo Axa Italia e l'Axa research fund (fondo internazionale di Axa per la ricerca) a rafforzare ulteriormente la loro partnership per dar vita all'Axa research lab on gender equality e affidarne la direzione a Paola Profeta, studiosa di gender and public policy in Bocconi.

"La gender equality - commenta Gianmario Verona, rettore dell'università Bocconi - oltre a un problema morale, incide profondamente sulle possibilità di ripresa economica post pandemica. Diversi studi hanno dimostrato quanto siano state soprattutto le donne a essere penalizzate durante la pandemia per il loro ruolo fondamentale nelle varie istituzioni sociali, tra cui in particolare la famiglia. Promuovere l'uguaglianza di genere avrà effetti benefici sull'economia e sulla società nel suo complesso. Per questo l’impegno comune con Axa a mettere in campo le migliori risorse per studiare il tema con metodo scientifico, l’unico in grado di generare un impatto positivo e incidere sulle policy e a lungo termine anche sulla cultura della nostra società".

"Il Lab - sottolinea Patrick Cohen, ceo del gruppo assicurativo Axa Italia - nasce dalla ragion d’essere di Axa. Agire per il progresso dell’umanità, proteggendo ciò che conta. Non esiste infatti progresso senza parità di genere. In Axa da anni ci impegniamo ad aiutare le donne nel superamento di ostacoli professionali e sociali, con politiche che puntano a ridurre il divario di salario e di ruolo e servizi a sostegno della famiglia. Abbiamo ad esempio raggiunto la parità in assunzioni e promozioni e la quasi parità sugli executive, con l’obiettivo di raggiungere l’equal pay gap a livello di gruppo entro il 2023".

"Ora - aggiunge - grazie a questo progetto puntiamo ad innescare, attraverso la ricerca scientifica, un cambiamento culturale più ampio, che crei quella consapevolezza necessaria a favorire l’uguaglianza. Sono fiducioso che i risultati del Lab potranno essere decisivi per incidere sui processi decisionali, che favoriscano una società più inclusiva e sostenibile".

Obiettivo dell’Axa research lab on gender equality è indagare il ruolo delle politiche pubbliche nella promozione dell’uguaglianza di genere, nonché l’empowerment e la leadership femminile. "L’approccio della nostra ricerca - spiega Paola Profeta - si basa su una rigorosa base quantitativa e un orizzonte europeo. L’Axa research lab on gender equality promuove studi utili alla crescita sociale ed economica, attraverso risultati capaci di tradursi in raccomandazioni di policy in grado di generare una reazione che permetta il raggiungimento del quinto obiettivo di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, ovvero la parità di genere".

Presenza delle donne nelle discipline stem, gli stereotipi correlati e il peso delle donne nelle posizioni con potere decisionale in politica e nell’impresa sono i primi progetti avviati dall’Axa research lab on gender equality, un laboratorio fortemente interdisciplinare, che si avvale di tutte le competenze scientifiche presenti in Bocconi nel campo delle scienze sociali.

"Anche se il Covid-19 - conclude Profeta - non è il fulcro del nostro interesse, sarà importante osservare come sta influenzando la divisione dei ruoli in famiglia, l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro e l’efficacia stessa dello smart-working come strumento di empowerment".

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