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Borioni: "Rai al centro di lotte politiche, per questo non finanziata come si deve"

12 settembre 2020 | 11.31
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'L’indipendenza del servizio pubblico si costruisca a partire dalla certezza e costanza di risorse'

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Rita Borioni - (linkedin)

"La Rai non è mai considerata neutra, è sempre al centro delle lotte politiche per questo non viene finanziata come in Francia dove il governo ha appena stanziato 70 milioni per la tv e radio di stato allo scopo di arginare la crisi nata dalla pandemia". La consigliera Rai, Rita Borioni, si sofferma con l’Adnkronos sulla situazione del servizio pubblico e, in particolare, "sulla tendenza della politica a sottovalutare i compiti del Servizio Pubblico cruciali per il Paese, al di là del colore dei governi", tanto da "continuare a distogliere una parte del canone, da rinviare la destinazione degli 80 milioni dovuti alla Rai (40 + 40, ndr) e da aprire dibattiti sulla ipotesi di togliere la pubblicità, proprio mentre la pandemia ha provocato il crollo degli investimenti pubblicitari per tutti i broadcaster, Rai inclusa". "E’ difficile che la politica abbia uno sguardo distaccato verso al Rai e la consideri un’azienda pubblica come tante altre, perché la Rai fa comunicazione e questo la butta sempre nella polemica”, dice la consigliera. Questo perché la Rai sposta il consenso elettorale? “Non son sicura di questo, ma sicuramente la Rai dà più o meno visibilità. E siccome oggi la politica, e non solo, è fatta molto di visibilità ecco spiegata la non neutralità".

"Da diversi anni - scandisce la Borioni - la Rai non riceve i finanziamenti dell’intero canone, il cosiddetto extragettito, vale a dire quella parte di gettito che è stato prodotto dal canone in bolletta, ma che non va alla Rai. E questa è una scelta molto precisa, mentre io penso che l’indipendenza del servizio pubblico si costruisca a partire dalla certezza e costanza di risorse che permettono di programmare gli investimenti nel medio e nel lungo periodo. Senza programmazione, è evidente, non c’è progettazione e senza progettazione non ci possono essere innovazione e capacità di stare al passo con il mondo che cambia o con le cose imprevedibili che accadono come questa pandemia. Si rincorrono, quindi, affannosamente le esigenze e le novità che si impongono sul mercato del racconto, dell’audiovisivo, tecnologico e dell’informazione, invece, di dettare l’agenda”. "Il Covid che ha colpito l’intero mondo - fa notare la Borioni - ha colpito anche la Rai: c’è stato un aumento dei costi interni e un incremento dei costi delle imprese di produzione esterne che in gran parte sono stati ribaltati sulla Rai. Oggi fare fiction costa di più – osserva la consigliera - perché i costi Covid cadono anche sulle case di produzione e a cascata sulla Rai. Senza dimenticare che, in concomitanza, come ho detto in premessa, c’è stata una forte contrazione della raccolta pubblicitaria, nella consapevolezza, tra l’altro, che il probabile recupero nel tempo non ci riporterà mai ai livelli pre-Covid perché la pandemia ha accelerato lo spostamento degli investimenti pubblicitari dai media tradizionali ai nuovi media".

Dulcis in fundo, si fa per dire, "la Rai si trova con la prospettiva di due anni consecutivi 2021-2022 gravati dai costi dei diritti sportivi che sono diventati una variabile del tutto indipendente dalla capacità di gestione dei broadcaster. A causa del Covid, infatti, non ci sarà più l'anno di tregua tra le olimpiadi e i mondiali di calcio che permetteva di ammortizzare i costi". Insomma, secondo la Borioni le risorse in questa fase, sono davvero più necessarie che mai per guardare al futuro, anche in considerazione del fatto che "il servizio pubblico ha dei doveri da cui non può recedere, al di là di quello che le accade intorno. Doveri legati non solo all’informazione, ma anche al sostegno dell’industria culturale che significa audiovisivo, documentaristica, fiction. La Rai, in ragione dei suoi obblighi di produzione e distribuzione, è al centro di questa industria perché la finanzia, è l’attore più attivo rispetto a questo settore. E, soprattutto nel caso di fiction e documentari, si tratta di un comparto in enorme espansione". "Diminuire i finanziamenti alla Rai significa non solo impoverirne i palinsesti - sottolinea la Borioni - ma anche (e questo è un tema di politica industriale nazionale) impoverire il racconto del nostro Paese, interrompere l’internazionalizzazione del settore industriale, dell’audiovisivo e dare meno forza al soft power italiano nel mondo". Detto questo, conclude la sua riflessione la Borioni, "la Rai deve essere molto più brava ad aprirsi ai fermenti e all’effervescenza creativa del nostro paese, alle piccole produzioni che hanno sempre esiti originali rispetto all’innovazione dei linguaggi e ai modi di indagare le realtà emergenti nel Paese. E credo che a questo punto il Servizio Pubblico dovrebbe fare lo sforzo di essere più coraggioso e sperimentare finalmente il modello di commissioning della Bbc, un modello curioso che si sporge sinceramente verso la realtà creativa fuori dal palazzo".

di Veronica Marino

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