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Borsa: piazze cinesi rimbalzano, Shanghai +1,2%

19 agosto 2015 | 09.21
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Borse Cina, risparmiatori nell'Hainan (Infophoto)

Le Borse di Shanghai e di Shenzhen, in Cina, o g gi hanno chiuso in rialzo, rimbalzando dopo il sell-off di ieri e recuperando notevolmente terreno rispetto alle perdite iniziali. L'indice Shanghai Composite ha guadagnato l'1,23% a 3.794 punti, mentre lo Shenzhen Component segna +2,18% a 12.960 punti. L'indice ChiNext, che riunisce aziende hi-tech ad alto tasso di crescita, sale del 2,66% a 2.570,69.

Dopo essere crollato di oltre il 6% ieri, lo Shanghai Composite ha perso oggi fino al 5%, sulla scia delle rinnovate preoccupazioni per le prospettive dell'economia e della perdurante incertezza sul futuro cambio dello yuan, dopo la svalutazione inattesa della scorsa settimana.

Tuttavia, con le istituzioni finanziarie sostenute dallo Stato che sono intervenute e con la Pboc che offre più fondi a medio-lungo termine alle banche, nel tentativo di placare i timori di fuga dei capitali, il benchmark di Shanghai ha fatto un'inversione a U nell'ultima ora di scambi, finendo la seduta in rialzo dell'1,23%.

Le vendite di ieri sulle Borse della Cina hanno spinto in rosso le piazze azionarie di mezzo mondo, rinfocolando le preoccupazioni degli investitori per lo stato di salute dell'economia cinese. Stamani anche la Borsa di Tokyo ha segnato una netta perdita.

Gli altri mercati asiatici oggi hanno chiuso misti, sulla scia delle piazze cinesi che hanno recuperato nel corso della seduta, dopo aver accumulato forti perdite ieri e nella prima parte degli scambi odierni, con gli investitori preoccupati per lo stato di salute della seconda economia del mondo.

I prezzi in calo delle materie prime e le aspettative di un incremento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve hanno fatto sì che gli investitori rimanessero cauti, anche in attesa della pubblicazione dei verbali dell'ultima riunione del Fomc, avvenuta in luglio, in agenda per stasera ora italiana.

La riunione del Federal Open Market Committee si è svolta prima della decisione della Pboc di modificare il meccanismo di formazione del tasso di cambio dello yuan.

A Hong Kong l'indice guida Hang Seng ha perso l'1,31% a 23.167 punti, penalizzata dalla seduta volatile sulle altre piazze cinesi. La Borsa di Tokyo ha perso terreno, anche per via del rallentamento delle esportazioni del Giappone a causa della domanda calante in Cina e in altri mercati chiave.

In Australia la Borsa di Sydney ha chiuso in netto rialzo, grazie alle banche, che sono rimbalzate dopo le vendite della vigilia, e all'oil and gas, che ha recuperato terreno sull'onda del rialzo dei prezzi del greggio nel corso della notte. Il benchmark S&P/Asx 200 ha chiuso in verde dell'1,45% a 5.380 punti, mentre l'All Ordinaries Index è salito dell'1,3%.

A Seoul, in Corea del Sud, la Borsa è caduta ai minimi da sette mesi, affossata dai timori per l'economia cinese e dall'incertezza sulle mosse della Fed. Il benchmark Kospi ha perso lo 0,86% a 1.939,38 punti, minimo dal 21 gennaio scorso.

In Nuova Zelanda il benchmark Nzx 50 ha guadagnato lo 0,69% a 5.750 punti. Altrove, a Jakarta, in Indonesia, l'indice Composite perdeva lo 0,6%, lo Straits Times a Singapore cedeva lo 0,1%, mentre a Taipei l'indice ponderato ha perso l'1,9%. In India il Sensex di Mumbai guadagnava mezzo punto percentuale, mentre il Klse malese saliva dello 0,2%.

Sempre oggi in Cina il Ministero del Commercio ha sostenuto che la recente modifica del meccanismo di formazione del tasso di cambio dello yuan è una misura che mira maggiormente a correggere il valore della valuta allineandolo con quello di mercato, piuttosto che a sostenere le esportazioni della Cina.

La discrepanza tra il tasso di parità centrale e il reale tasso di mercato è stata molto ridotta grazie alle riforme della settimana scorsa, che aiuteranno il mercato a giocare un ruolo importante nel determinare il tasso di cambio del renminbi e ad aumentare la fiducia degli investitori nello yuan, ha detto il portavoce del Ministero Shen Danyang in una conferenza stampa.

La fluttuazione del valore dello yuan è un'arma a doppio taglio che ha impatti diversificati sul commercio estero cinese, ha detto Shen. L'indebolimento della valuta potrebbe comportare benefici relativi per le imprese ad alta intensità di lavoro, mentre aggrava i costi per quelle che dipendono in modo rilevante dalle importazioni e per quelle che hanno un indebitamento elevato in valuta estera.

Shen, inoltre, ha suggerito che le istituzioni finanziarie dovrebbero sviluppare prodotti che consentano di proteggersi dalla volatilità del tasso di cambio dello yuan. Il tasso di parità centrale dello yuan è calato di oltre il 4,6% contro il dollaro nel giro di tre giorni, dopo che la banca centrale ha cambiato il meccanismo di formazione del cambio l'11 agosto scorso.

La valuta cinese si è poi stabilizzata per il momento, apprezzandosi leggermente questa settimana e rimanendo sotto quota 6,4 contro dollaro. Il tasso di parità centrale viene attualmente diffuso prima dell'apertura del mercato interbancario ad ogni seduta ed è basato su una media ponderata dei prezzi offerti dai market maker, riferendosi al prezzo di chiusura della seduta precedente. Lo yuan può fluttuare sul mercato spot in una fascia del 2% al di sotto o al di sopra del tasso di parità. Malgrado le mosse delle autorità, tuttavia, la volatilità sulle Borse della Cina rimane elevata.

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