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Brexit, il politologo Bremmer: "Se Renzi perde referendum, rischi anche per Italia"

28 giugno 2016 | 15.09
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Ian Bremmer - Richard Jopson

Altri Paesi europei potrebbero seguire l'esempio della Gran Bretagna con l'uscita dall'Unione Europea, anche se non subito. Per l'Italia il rischio potrebbe aumentare nel caso in cui Matteo Renzi perdesse il referendum di ottobre sulle riforme. E' quanto sostiene in un'intervista con l'Adnkronos il politologo americano Ian Bremmer, fondatore e presidente del think tank di Eurasia group, analizzando le conseguenze della Brexit anche sui rapporti tra Stati Uniti e Regno Unito e sulle prossime elezioni presidenziali americane.

L'esempio della Gran Bretagna potrebbe essere seguito da altri Paesi? "Si, ma probabilmente non subito - dice Bremmer - Il danno di breve periodo al Regno Unito sarà spaventoso abbastanza da indebolire il sostegno immediato a uscire dall'Ue in altri Paesi. Diventerà una minaccia maggiore se lo sosterrà un governo al potere". Il ragionamento del politologo è che "se Marine Le Pen riuscirà a vincere in Francia o se il referendum di ottobre in Italia farà cadere Matteo Renzi, allora la questione potrebbe diventare più urgente. E comunque non è improbabile che la Brexit si ripeta da qualche altra parte".

Quanto all'impatto sull'Unione Europea, Bremmer ritiene che l'uscita britannica sia "un evento trasformante, ma che si svilupperà lentamente nell'arco di molti anni". Adesso, è la sua analisi, "i leader europei hanno un incentivo perché il processo sia il più oneroso e doloroso possibile per indebolire il sostegno pubblico a referendum di uscita in Paesi come Francia, Italia, Olanda e Austria, dove le ultime elezioni hanno indicato che il sentimento anti-europeo è relativamente alto".

Il politologo parla poi di come potrebbe cambiare il rapporto privilegiato tra Stati Uniti e Gran Bretagna: la Brexit "renderà molto meno speciale la 'relazione speciale', la Gran Bretagna si è resa un alleato molto meno importante per Washington, che guardava al Regno Unito come al cugino americano all'interno della famiglia europea". Secondo Bremmer, "il rapporto nel settore della sicurezza non cambierà, perché la Brexit non ha un impatto diretto sulla Nato o sugli storici legami Usa-Gb nella difesa".

Quello che "certamente soffrirà sarà il rapporto commerciale - dice - I britannici sperano che un nuovo accordo commerciale bilaterale con gli Stati Uniti aiuterà a minimizzare il danno della Brexit. Ma il presidente Barack Obama (che spinge per la conclusione entro l'anno dell'accordo di libero scambio Ue-Usa, ndr) intendeva quello che ha detto sulla Gran Bretagna che deve fare la fila nei negoziati con gli altri partner, in particolare perché la rabbia in Scozia e in Irlanda del Nord accresce il rischio che il Regno Unito non sarà lo stesso Paese nei prossimi cinque anni".

Infine, Bremmer analizza il risultato del referendum di una settimana fa in chiave di elezioni americane, sostenendo che non avrà alcun impatto. "Alcuni dicono, 'se i britannici possono votare per la Brexit, allora gli americani possono votare per Donald Trump'". Nella realtà, spiega, "una vittoria di Trump resta altamente improbabile per ragioni che non hanno nulla a che fare con la Gran Bretagna o l'Europa".

Inoltre, chiosa il fondatore di Eurasia Group, "nel Regno Unito c'è una percentuale di elettori bianchi più alta che negli Stati Uniti, limitando il potere del sentimento anti immigranti per cambiare le elezioni". Infine, "gli elettori negli Stati Uniti sceglieranno tra due personalità che sono ben conosciute, non su una relazione ipotetica con istituzioni astratte".

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