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Bruegel promuove proposta Padoan contro disoccupazione, stabilizza Ue

25 febbraio 2016 | 18.30
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Istituire un sussidio comune per i disoccupati europei per proteggerli dagli shock economici. Gli analisti del think tank Bruegel di fatto sostengono e rilanciano la proposta del ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan che punta a uno schema per mitigare la disoccupazione ciclica nelle fasi economiche avverse. Una proposta lanciata dal titolare di via XX settembre nell'ottobre scorso e inserita tra le misure-chiave del Position Paper trasmesso lunedì dal governo a Bruxelles.

Secondo uno studio redatto dagli economisti del think tank, Agneés Bénassy-Quéré, Xavier Ragot e Guntram Wolff, la ricetta per la stabilità dell'Unione fiscale passa per l'istituzione di un regime anti-disoccupazione ma anche per una maggiore flessibilità nelle fasi di crisi, fermo restando l'impegno al consolidamento dei conti nelle fasi economiche positive.

Serve "un regime di 'riassicurazione' europeo per i disoccupati mirato ai grandi shock, con contributi variabili da parte dei diversi paesi membri" ma introducendo "criteri minimi comuni per il mercato del lavoro". Uno schema che secondo i ricercatori del Bruegel potrebbe ricalcare quello statunitense in cui l'assicurazione federale negli anni della crisi 2008-11 ha fornito un contributo medio agli stati pari allo 0,4% del pil. Questo regime secondo gli analisti andrebbe comunque condizionato a dei 'paletti': si attiverebbe solo in caso crisi economiche; la durata dovrebbe essere equivalente a quella dei sussidi di disoccupazione (terminato questo periodo, il passo successivo sarebbe l'assistenza sociale) e dovrebbe avere il co-finanziamento dello stato. Tutti limiti volti ad evistare che si sostenga la disoccupazione strutturale, comunque dando sollievo anche ai senza lavoro di lunga durata. Il tutto in presenza però "almeno di una parziale armonizzazione del mercato del lavoro".

Quanto ai bilanci si raccomanda di "evitare di imporre aggiustamenti fiscali controproducenti sui paesi in crisi, rendendo la ristrutturazione del debito sovrano una possibilità reale (che implica il rafforzamento del settore bancario e l'estensione del mandato del meccanismo europeo di stabilità Esm); inoltre bisognerebbe l'European fiscal board di definire i tempi eccezionali nei quali è necessario un coordinamento fiscale se la politica monetaria da sola non basta". In pratica su quest'ultimo fronte il Bruegel chiede un diverso uso della flessibilità prevista dalle norme Ue, fermo restando l'impegno al consolidamento di bilancio nelle fasi economiche favorevoli. La flessibilità oggi prevista dal Patto risulta "insufficiente", secondo gli analisti che sollecitano di allentare le maglie per i paesi che si trovano in fasi economiche difficili identificate attraverso criteri trasparenti dall'Efb, quali tassi di interesse e inflazione.

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