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Bullismo, esperto di Diritto di famiglia: "Normativa si occupi di minori vittime e autori"

22 gennaio 2016 | 07.42
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Dopo il caso di presunto cyberbullismo di cui è stata vittima la piccola Chiara che ha tentato il suicidio, è emersa l’importanza di un efficace sistema di prevenzione. "Urge una legge che miri alla prevenzione e all’educazione per il cyberbullismo" afferma all'Adnkronos Alessandra Gatto, esperto in Diritto di famiglia: "Una normativa volta alla salvaguardia dei minori e incentrata su un sistema che presti attenzione agli stessi minori coinvolti, siano essi vittime o autori dei comportamenti illeciti, rappresenterebbe certamente un passo importante nella lotta contro questo pericoloso fenomeno. E’ anche necessaria una legge che preveda misure sanzionatorie incisive per chi ponga in essere atti di cyberbullismo: assolutamente opportuna sarebbe l’individuazione di un reato specifico, perseguibile d’ufficio".

Ma il web è anche fonte di aiuto nei rapporti tra genitori e figli soprattutto "a seguito della disgregazione del nucleo familiare" prosegue Gatto. "Può infatti accadere - chiarisce l'esperto - che un genitore trasferisca la residenza in un luogo distante da quello in cui vive il minore: le conseguenze negative della lontananza possono essere attenuate dall’uso di questi mezzi che permettono al figlio di poter avere un contatto quotidiano, anche 'audiovisivo', con il genitore lontano favorendo il mantenimento di quel legame relazionale essenziale per lo sviluppo sereno ed equilibrato del minore".

Infatti, "la giurisprudenza ha valorizzato i mezzi di ripresa audio-visiva nel recupero del rapporto genitoriale: nel 2013 il Tribunale di Milano, al fine di realizzare il superiore interesse dei minori interessati - prosegue l'esperto - ha affermato che nell’ipotesi in cui si verifichi una difficile ripresa dei rapporti tra un genitore e i propri figli l’interazione audiovisiva in diretta tra i soggetti contemplati, realizzata mediante un collegamento Skype, può consentire un graduale riavvicinamento tra loro". Non solo, "il web viene oggi utilizzato frequentemente per la ricerca delle proprie origini: non di rado i figli adottivi vanno alla ricerca dei propri genitori biologici attraverso internet".

Con l'uso del web "emerge anzitutto il problema della tutela dei minori", sottolinea l'esperto che spiega: i minori "si servono della rete internet per acquisire notizie e per esprimere i propri pensieri e le proprie opinioni" quindi "si pone la necessità di una adeguata educazione alla rete telematica sia per la tutela dei minori stessi, evitando che diventino vittime dell’abuso di internet da parte di terzi, ma anche per evitare che i minori cagionino danni a terzi mediante tali strumenti".

Nel caso di un uso scorretto dei social network, ad esempio nei casi di cyberbullismo, da parte di minori a farne le spese sono i genitori: "Il legislatore - spiega Alessandra Gatto - sancisce, pertanto, una presunzione di colpa in capo ai genitori che dovranno dimostrare in giudizio l’assenza di una loro culpa in educando e culpa in vigilando. Con riferimento agli atti di cyberbullismo si deve affermare che le condotte aggressive e moleste del minore, attraverso internet, denotano di per sé una scarsa educazione e vigilanza da parte dei genitori: l’assenza di colpa diviene, in tali circostanze, difficile da provare".

"I genitori - chiarisce l'avvocato Gatto - dovranno dimostrare non solo di aver impartito al figlio un’educazione consona alle proprie condizioni socio-economiche, ma anche di aver adempiuto a quell’attività di verifica e controllo sulla effettiva acquisizione di quei valori da parte del minore. La verifica ed il controllo 'a posteriori' sono infatti strettamente connessi all’estrema pericolosità dell’uso del web: come affermato da Tribunale di Teramo nel 2012, il dovere di vigilanza dei genitori si sostanzia in una limitazione sia quantitativa che qualitativa dell’accesso ad internet al fine di evitare che quel potente mezzo divulgativo possa essere utilizzato dai minori in modo non adeguato".

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