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Busta paga più povera, chi ha perso più soldi in pandemia

03 marzo 2021 | 13.05
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Busta paga più povera per colpa del covid. Ma quali sono i lavoratori che hanno perso di più? Gli effetti della pandemia sul mercato del lavoro sono stati analizzati dallo studio 'Le dinamiche retributive al tempo del Covid-19' pubblicato all’Osservatorio JobPricing e Badenoch + Clark con la collaborazione di Lorenzo Cappellari, docente dell’Università Cattolica di Milano.

In media, i lavoratori tradizionali italiani hanno perso circa 887 euro nei primi tre trimestri del 2020, rispetto ai lavoratori agili. Questo risultato è verosimilmente legato all’andamento delle ore lavorate. Rispetto a questa situazione generale si sono avute differenziazioni in base alle caratteristiche dei lavoratori. Gli uomini hanno perso in media circa 1.004 euro e le donne 880. Il gruppo degli under 35 ha subito una perdita maggiore (-997 euro circa) rispetto ai maggiori di 35 anni.

Si registra un dato in controtendenza per i lavoratori tradizionali con solo l’obbligo scolastico: questi hanno guadagnato circa 1.218 euro in più rispetto ai lavoratori smart. Dati i settori dove questi sono più impiegati, è verosimile che sia un gruppo impiegato nei settori cosiddetti 'essenziali', che hanno visto l’attività incrementare, piuttosto che diminuire (si pensi, per esempio all’alimentare).

I laureati tradizionali, in media, hanno perso di meno della media nazionale. I lavoratori a tempo determinato registrano un effetto statisticamente nullo. Questa è la categoria che più in assoluto ha sofferto questa crisi: pur essendo in vigore il blocco dei licenziamenti, tanti tra coloro i cui contratti a termine (inferiori a 24 mesi) erano in scadenza hanno presumibilmente perso il lavoro. Se invece sono stati rinnovati a tempo, questo risultato sta catturando anche una sorte di effetto di sopravvivenza: se non sono stati trasformati a tempo indeterminato per qualsiasi ragione, ma sono rimasti nelle aziende, non hanno probabilmente subito variazioni salariali significative, sia che appartenessero al gruppo dei lavoratori tradizionali, che a quello dei lavoratori agili.

I lavoratori tradizionali delle piccole imprese hanno sofferto maggiormente lo shock rispetto a quelle più grandi, con una perdita di circa -883 euro. Tra i lavoratori tradizionali, quelli con meno esperienza e quelli con più esperienza nel ruolo sono stati i più colpiti, con una diminuzione dello stipendio rispettivamente pari a -1.260 e -914 euro circa. Per quanto riguarda le differenze in base al territorio sembra che le regioni del Centro siano quelle che hanno perso di più in termini di euro (-1.307 euro circa), ma l’incidenza sui salari in termini percentuali è molto vicina (tra 2,5 e 4,3 per cento circa).

I lavoratori tradizionali dell'area acquisti, logistica e supply chain hanno guadagnato circa il 20% in meno dei lavoratori smart della stessa area funzionale, equivalente a -7.845 euro; l’altro dato particolarmente interessante è che nell'area ambiente, salute e sicurezza il risultato è l'opposto, ossia circa il 20% in più dei salari dei lavoratori smart, equivalente a circa 8.450 euro in più. I lavoratori tradizionali delle Vendite registrano una perdita doppia rispetto alla media nazionale.

Spostandosi poi sui settori, appaiono fortemente colpiti i salari dei lavoratori tradizionali di quelle industry che più hanno sofferto direttamente o indirettamente delle misure di isolamento sociale e del blocco della mobilità, quindi, per esempio, non solo il settore dell’arte e intrattenimento (-9.332) o del media web e comunicazione (-1.098), ma anche quelli dell’aeronautica (-739), navale (-3.315) e dell’automotive (-1.891). I lavoratori tradizionali di alcuni settori (ad esempio hotel, bar e ristorazione, edilizia e costruzioni o agricoltura) registrano un effetto positivo.

Questi sono settori dove hanno lavorato quasi esclusivamente lavoratori tradizionali, e/o dove i lavoratori smart sono una netta minoranza, e/o dove i lavoratori tradizionali che sono rimasti in servizio hanno professionalità molto qualificate. In tali casi le ore lavorate, invece che ridursi, come nella generalità dei casi, probabilmente sono aumentate con conseguente impatto sul salario.

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