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Camere Commercio: processi di autoriforma, la sfida del Lazio

21 luglio 2014 | 17.07
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Incontro-dibattito a Roma con parlamentari Regione per discutere riforma Pa varata da governo Renzi.

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Processi di autoriforma per le Camere di commercio del Lazio. E' la sfida lanciata oggi al governo da Roma, nella sede della Camera di commercio al Tempio di Adriano, dal sistema camerale durante un incontro-dibattito che si è svolto alla presenza di alcuni parlamentari del Lazio e di rappresentanti istituzionali fra i quali Fassina, Verini, Gasparri, Marazziti, Saltamartini, Marta Leonori, assessore alle Attività produttive del Comune di Roma, Daniele Leodori, presidente del Consiglio regionale del Lazio.

Tra i padroni di casa Vincenzo Zottola, presidente Unioncamere Lazio, Giancarlo Cremonesi, presidente Cciaar, Pietro Abbate, segretario generale di Cciaar. L'incontro per discutere dell'impatto imminente della riforma della P.a., varata dal governo Renzi, sul sistema camerale laziale e le relative conseguenze sul tessuto economico e culturale della regione.

Tra le proposte avanzate, quella della 'Riduzione del diritto annuale' che, secondo Unioncamere Lazio, "deve venire gradualmente in almeno tre anni per attuare i necessari adeguamenti e garantire la sostenibilità economica dell'intero sistema". Tra le altre proposte quella di sostituire l'articolo 28, ridefinendo il taglio del diritto annuale spettante alle Camere rendendo graduale, e quindi sostenibile per le Camere di commercio, la riduzione delle entrate dal diritto annuale.

L'ipotesi è quella di giungere ad una riduzione del 50% in modo graduale. Il 30% nel 2015, il 40% nel 2016, il 50% nel 2017. Tutto questo per consentire al sistema camerale di realizzare l'autoriforma adottando modelli organizzativi compatibili al nuovo quadro economico-finanziario.

Nel corso dell'incontro è stato poi ricordato che "le voci e gli importi dei diritti di segreteria vengono determinati con decreto del Mise, in concerto con il Mef tenendo conto dei costi medi di gestione e di fornitura dei relativi servizi". Secondo Unioncamere "dovrà essere quindi prevista la possibilità per le singole Camere di rilasciare ulteriori servizi strategici per il sistema delle imprese del territorio di riferimento, nonchè di deliberare una maggiorazione degli importi dei diritti fino ad un massimo del 20% rispetto a quelli determinati con decreto ministeriale, per dimostrare esigenze di copertura e di costi e servizi erogati".

Le previsioni emerse nelle bozze dell'emanando ddl 'Riforma delle Pa' confermano l'indebolimento che si prospetta per il ruolo delle Camere di commercio. "Viene previsto che la tenuta del registro delle imprese venga sottratta alle Camere -è stato ancora sottolineato- per essere attribuita dunque al Mise che probabilmente si affiderà a soggetti terzi per la gestione". Non tutti sono d'accordo che la strada auspicata sia quella giusta. "Il registro delle imprese -è stato detto- è un bene della collettività, un esempio di eccellenza italiana".

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