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Lavoro, Camusso a Renzi: ''Attorno a noi cresce il consenso''

30 settembre 2014 | 12.04
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Il segretario della Cgil replica al premier: ''Un paese normale decide confrontandosi, non lo siamo''. No al Tfr tassato in busta paga: "Sarebbe come riprendersi gli 80 euro" Renzi: ''La riforma la facciamo comunque, è questione di giorni"

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"Perché togliere illusioni ad un giovane presidente del Consiglio? Lasciamogliele". E' sarcastica Susanna Camusso nel replicare a Matteo Renzi, certo di avere sulla riforma del lavoro l'appoggio dei cittadini. La ''gente sta dalla nostra parte, non dalla parte dei sindacati'', ha detto il premier al 'Washington Post'.

Noi, sottolinea da Bologna il segretario della Cgil, "stiamo lavorando per preparare la manifestazione del 25 ottobre e abbiamo attorno a noi molto consenso". Anzi dopo la direzione del Pd "troviamo ancora più consenso'' perché la domanda che circola riguarda il fatto che ''si vuole modificare l'articolo 18 anche per coloro che già ce l'hanno. Quindi mi pare -ribadisce Camusso- che aumentino le ragioni della mobilitazione". L'abolizione dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori "credo che sia uno scalpo che proponiamo all'Europa, non che ci viene chiesto dell'Europa", dice ancora ai cronisti.

Per il numero uno della Cgil ''un paese normale decide confrontandosi e facendo partecipare, magari anche ascoltando le buone idee. Non siamo un Paese normale in questa stagione, quindi ne prendiamo atto e ce ne facciamo una ragione come ci direbbe qualcuno, ciò non toglie che il problema nel merito delle leggi resta fondamentale".

Ma "il Governo non pensi che una volta approvata una norma di questo tipo sia finita la partita, nel senso che noi continueremo la nostra iniziativa perché pensiamo che bisogna guardare ad un futuro positivo del Paese e questo non può essere quello del lavoro gerarchizzato, subalterno e senza diritti", avverte Camusso, sottolineando che la mobilitazione continuerà anche dopo un'eventuale approvazione alle Camere.

"Abbiamo detto che se il governo avesse fatto un decreto avremmo fatto lo sciopero generale" ricorda, precisando che, invece, "se continua un percorso di legge delega abbiamo davanti un percorso che sarà costellato dalla mobilitazione, certamente anche dopo l'approvazione, intanto perché bisogna fare i decreti attuativi e poi perché non basta cancellare qualcosa perché si rinunci".

Tfr in busta paga - L'ipotesi di anticipare parte del Tfr in busta paga ai lavoratori non convince la leader Cgil. Ricordando innanzitutto che questa facoltà è prevista da "una norma contrattuale" e che "quelli sono soldi dei lavoratori quindi nessuno racconti che siamo di fronte a degli aumenti salariali", Camusso chiarisce, da Bologna, che "bisogna determinare che non ci sia una perdita per i lavoratori, perchè oggi il Tfr ha un regime di tassazione separata e se lo metti in busta paga, invece, lo riporti ad una tassazione maggiore". "Sarebbe - spiega - come dire che riporti via ai lavoratori gli 80 euro, aumentando la tassazione attraverso il salario indiretto". Poi, continua Camusso "c'è il tema della previdenza complementare: siamo di fronte ad un peggioramento voluto dal governo Monti della condizione pensionistica, se si mettono ostacoli anche alla previdenza complementare stiamo preparando un futuro di poveri". "Quindi credo che invece di fare annunci roboanti sui soldi dei lavoratori - conclude il segretario della Cgil - sarebbe bene pensare concretamente a come si evita di impoverirli ancora".

CGIL - CISL - UIL - "Abbiamo iniziato un percorso di discussione con Cisl e Uil che continuerà e penso e spero che raggiungerà delle ipotesi condivise", ha detto poi a chi le chiedeva se la mancata unità sindacale per una mobilitazione comune contro la riforma del lavoro proposta dal governo rischi di indebolire il fronte dei lavoratori.

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